Adolescenza: un esordio difficile di L. Iannotta, B. Micanzi, R. Quintiliani

Adolescenza: un esordio difficile

Adolescenti o bambini?

Il momento della trasformazione: la pubertà

Quale ruolo svolgono i media?

Cosa è “normale” a questa età?

Adolescenza dei figli, crisi dei genitori?


 

Adolescenti o bambini? Ormai siamo abituati a vedere ragazzi e ragazze giovanissimi che sfoggiano comportamenti, abiti, apparecchi elettronici fino a qualche decennio fa riservati ai soli adulti. Il confine tra infanzia e adolescenza si fa sempre più sottile e oggi è diventato molto più difficile che in passato stabilire quando per un bambino o una bambina inizia la fase della pubertà. I cambiamenti sono sempre più repentini e comprensibilmente destano preoccupazioni e timori negli adulti. Quotidianamente, infatti, si sentono commenti allarmati di genitori, ma anche di psicologi, pediatri, sociologi, ginecologi, che affrontano tematiche relative agli adolescenti: quelli di ieri e quelli di oggi. Ieri i teen ager erano i ragazzi dai tredici ai diciannove anni: in questo periodo rientravano sia la pubertà che l’adolescenza vera e propria. Oggi questa categoria sembra essersi allargata e in essa rientrano ragazzi anche più giovani, dodicenni e persino undicenni. Giovanissimi e perciò anche più esposti. Come può un genitore affrontare, in questa delicata fase della vita, il rapporto con il proprio figlio?

Il momento della trasformazione: la pubertà La pubertà, passaggio delicato e fondamentale che costituisce l’esordio dell’adolescenza, è caratterizzata da cambiamenti fisici e mentali. Quelli fisici, ad esempio l’aumento della statura, la variazione del timbro della voce o la crescita del seno, non passano certo inosservati. Al contrario, non si dà forse abbastanza importanza ai cambiamenti ormonali che li precedono e che determinano uno stato di instabilità dell’umore; questa accompagna i cambiamenti mentali, legati alla necessità (e difficoltà) di adattarsi ad un fisico nuovo. In questo particolare momento della crescita, ragazzi e ragazze, alle prese con i problemi dovuti ai cambiamenti del corpo, si possono sentire “strani” e “fuori posto”. C’è chi si dispera a causa dell’acne, chi nasconde sotto maglioni informi un seno troppo sviluppato, chi al contrario lo esibisce provocatoriamente. Ma c’è un altro dato a cui forse non si presta sufficiente attenzione: la pubertà continua ad anticipare, gradualmente e costantemente, sia per i maschi che per le femmine. Da alcune ricerche risulta che l’età media di comparsa del ciclo mestruale è passata nei paesi dell’Europa Occidentale da 17 anni nel 1852 a 13 anni e sei mesi nel 1950, per attestarsi oggi attorno ai 12 anni, e nei maschi si osserva un incremento delle attività ormonali sempre più precoce. Questo fenomeno può essere ricondotto a numerosi fattori, alcuni connessi con lo stile di vita e in primo luogo con l’alimentazione, altri legati alla sollecitazione da parte degli adulti di una precoce autonomia dei figli o ancora alla notevole influenza che possono avere i mass media in questo periodo.

Quale ruolo svolgono i media? I messaggi che vengono trasmessi oggi dai mass media danno sempre più importanza agli aspetti esteriori, all’immagine idealizzata del corpo, all’apparire più che all’essere, al possesso di oggetti concreti anziché all’interiorizzazione di esperienze affettive e culturali. Ciò risulta fuorviante per lo sviluppo e può amplificare, nei ragazzi più fragili, problemi di personalità e di relazione, o esacerbare disturbi delle condotte alimentari, come ad esempio l’anoressia. L’esposizione precoce e continuativa a immagini violente ed eccitanti, con la proposta di spettacoli, fiction, cartoni, film, fatti di cronaca, che vanno a far leva su rappresentazioni che a questa età sono attive nel segreto del mondo interno dei ragazzi, possono dar loro la sensazione che tutto sia possibile. Vengono sollecitati temi di magia, “poteri”, assenza di limiti, ambiguità sessuali. Tutto questo a scapito di quella regolazione degli affetti e degli impulsi che è indispensabile all’equilibrio psichico e alla possibilità di relazioni appaganti con gli altri, a cui ogni adolescente aspira.

Cosa è “normale” a questa età? Talvolta nei genitori emerge la sensazione di “avere un estraneo in casa”. Il bambino disponibile a farsi aiutare nei compiti, a farsi scegliere i vestiti, a seguire i genitori nelle loro uscite, a confidare preoccupazioni e a condividere la propria esperienza scolastica, sembra svanire con il passare dei mesi. A prendere il suo posto è un ragazzo il cui umore cambia repentinamente, che si comporta in maniera anomala rispetto al solito, che si isola nella sua stanza o si entusiasma per cose all’apparenza futili o per il divo del momento, che vede diminuire il proprio rendimento scolastico e non ha più la concentrazione di prima o, all’opposto, che si concentra unicamente nello studio e si chiude alle esperienze del gruppo di amici. Sono da considerarsi normali a questa età l’instabilità e il cambio di atteggiamento nei confronti dei genitori, che si esprimono spesso con il bisogno di imporre il proprio punto di vista e a volte con il rifiuto di tutto ciò che prima sembrava acquisito: valori, religione, abbigliamento…

Adolescenza dei figli, crisi dei genitori? Anche per i genitori l’adolescenza dei figli può avere il carattere di una crisi. In questo periodo, infatti, i genitori non vengono più considerati “quelli che sanno tutto”; anzi, spesso ne vengono messe in discussione le convinzioni proprio perché provengono da loro. I ragazzi cominciano a preferire come punti di riferimento l’amico/amica del cuore e il gruppo di coetanei, i cui consigli improvvisamente valgono più di quelli della mamma e del papà. Per i genitori, quindi, questo impatto con una situazione radicalmente cambiata comporta, oltre all’ansia per l’imprevedibilità del nuovo, anche una forte sensazione di perdita. Come vi fanno fronte? In genere ricorrendo alla propria esperienza e recuperando ricordi di se stessi adolescenti. C’è però il rischio che la propria esperienza si confonda con quella del figlio, oppure, al contrario, che vengano esacerbate le differenze tra il passato e il presente e che ciò che accadeva ieri venga idealizzato rispetto a ciò che accade oggi. Se questo avviene, il rapporto con i figli può essere ostacolato dalle recriminazioni e dalle ansie di controllo o, al contrario, da un atteggiamento eccessivamente permissivo. Non è affatto infrequente infatti, specialmente oggi, che i genitori per non sentirsi esclusi e sorpassati abdichino alle loro funzioni di orientamento e limite. Al contrario i ragazzi, sia pure con modalità ambivalenti, chiedono ai genitori di rimanere un punto di riferimento e di confronto. Nel momento in cui i figli sono impegnati a rivedere il proprio passato e a progettare il futuro, è dunque importante accompagnarli in questo percorso, criticando le inevitabili imperfezioni ma salvando i momenti costruttivi che garantiscono la continuità e sono alla base del loro futuro.

Lorenzo Iannotta

Bianca Micanzi Ravagli

© Il Pensiero Scientifico Editore

Per approfondimenti: Carbone Tirelli L (a cura di). Pubertà e adolescenza. Il tempo della trasformazione: segnali di disagio tra gli 11 e i 14 anni. Milano: Franco Angeli, 2006.