R&P Sommari 2012

Richard e Piggle
Studi psicoanalitici del bambino e dell’adolescente
(Il Pensiero Scientifico Editore)

Sommari Anno 2012


Riassunto  degli articoli del Volume 20, N.1/ 2012

Teoria e tecnica

Ai limiti della rappresentabilità: memoria, narrazione ed oblio del trauma nella psicoterapia di giovani vittime,  Renzo Di Cori, Ugo Sabatello

Riassunto. A partire dalla questione metapsicologica della rappresentabilità del trauma, gli autori si interrogano su come il trattamento possa promuovere l’integrazione dello scenario traumatico per quei minori che, avendo vissuto gravi forme di violenza, sperimentano la dimensione del ricordo come un rischio di crollo psichico. Attraverso tre esemplificazioni cliniche, si sottolinea come l’elemento più rilevante nella psicoterapia dei bambini ed adolescenti vittime di abusi, sia la possibilità e capacità rappresentativa. Dal punto di vista trattamentale, gli autori propongono di adoperare con i pazienti una tecnica alternativamente supportiva o esplorativa, avendo quale obiettivo terapeutico quello di ri-costruire un “senso” di un evento che costringe il soggetto ad un “non senso” esistenziale.

Focus: Giocare, Immaginare, Sperimentare

Vertici e percorsi nella psicoterapia psicoanalitica con il bambino.

Introduzione, Giuliana Bruno

Elaborazione immaginativa, Vincenzo Bonaminio

Riassunto. Attraverso la presentazione di un materiale clinico tratto dall’analisi di un paziente di sette anni, fortemente inibito, l’autore propone una disamina del concetto di elaborazione immaginativa, centrale nell’opera di Winnicott, ma scarsamente trattato nella letteratura. Elaborando le indicazioni di Winnicott, per l’autore l’elaborazione immaginativa è innanzi tutto quella attività psichica che si mette in moto per cercare di colmare il gap, e che mai colma, tra il bisogno del paziente che il suo transfert venga “taken in first”, e il tentativo da parte dell’analista di accoglierlo; tra il “bisogno del paziente di essere conosciuto in tutte le sue parti”, e gli ostacoli che si frappongono nell’analista a restare vivo, sveglio, a stare bene perché questo possa accadere.

Experiencing.“Vivere l’esperienza” come congiunzione tra la psicoterapia infantile e l’osservazione diretta del neonato, Mariassunta Di Renzo

Riassunto. Il lavoro si articola sullo sfondo della prospettiva winnicottiana che considera come asse organizzatore dello sviluppo psichico l’esperienza dell’essere vivi e la conseguenza delle facilitazioni o delle alterazioni apportate dall’ambiente alla continuità dell’essere L’A. presenta un brano di esperienza psicoterapeutica di una bambina di 7 anni, e un frammento di osservazione di una bambina di 4 mesi per mostrare clinicamente la “coincidenza” di un evento nucleare analogo: quello del vissuto di “caduta” connesso al fallimento ambientale e della sua possibile trasformazione ed integrazione nel sé – che in un caso avviene all’interno del processo terapeutico, nella dinamica di transfert-controtransfert, e nell’altro all’interno delle vicissitudini della relazione precoce madre-bambina. È il “vivere” l’esperienza emotiva, possibilità facilitata dall’immaginazione e dal gioco, che costituisce per l’A. una possibile correlazione tra il “bambino ricostruito” nell’analisi e il “bambino osservato” nell’osservazione diretta, tra il profondo, che attiene alla vita fantasmatica, e il precoce, che è connesso all’ambiente supportivo.

Narrare una narrazione: “Era una questione di dinosauri”. Il processo psicoterapeutico visto attraverso gli occhi del bambino in analisi, Giuliana Bruno

Riassunto. Viene proposta la narrazione di una psicoterapia madre-bambino utilizzando la forma del racconto. L’autrice dà voce ai vissuti e i pensieri del bambino, che diventa così il soggetto privilegiato della narrazione stessa. Il pensiero psicoanalitico è implicito tanto da rendere fruibile la lettura anche a chi non è professionalmente formato alla psicoterapia. Il racconto evidenzia il quadro iniziale di isolamento del piccolo paziente di tre anni, unito ad un ritardo del linguaggio e a un serio disturbo alimentare. La terapeuta include la madre nella stanza della terapia, lavora sulla relazione con il bambino, favorendo l’emergere della dimensione simbolica sia nel gioco che nel disegno e lo scioglimento delle aree conflittuali che rischiavano di rallentare o di compromettere lo sviluppo psichico del bambino.

Riflessioni sulla clinica

Differenze fra primitivo e psicotico nello sviluppo mentale del bambino, Ornella Caccia

Riassunto. Questo lavoro cerca di distinguere gli aspetti primitivi dello sviluppo del bambino dalle loro degenerazioni psicotiche. L’autrice non crede sia possibile affermare, come spesso avviene, che esista necessariamente dentro tutti gli esseri umani un’area di funzionamento psicotico; molto spesso esistono soltanto modalità di funzionamento primitivo e oggetti interni immaturi che spingono verso lo sviluppo e che se riescono a interagire con la realtà costituiscono la base della creatività individuale. Nel cercare di distinguere ciò che è primitivo da ciò che è psicotico l’autrice ricostruisce lo sviluppo mentale del bambino da un punto di vista strutturale (formazione del mondo interno) e relazionale (comunicazione con la madre) distinguendo in entrambi i campi la fisiologia dalla patologia. Il lavoro utilizza due valutazioni cliniche relative a due bambine di tre anni per esemplificare i concetti espressi.


Riassunti degli articoli del Volume 20, N.2/ 2012

Teoria e tecnica

La consultazione psicoanalitica con genitori e bambini piccoli: strumenti teorici e clinici, Bianca Micanzi Ravagli

Riassunto. In questo articolo l’autrice, ricollegandosi a precedenti pubblicazioni sulla consultazione nella prima infanzia, ripropone i principali concetti teorici e le esperienze cliniche più significative nella formazione. In particolare si sofferma sull’apporto della Infant Observation, introdotta da Bick nel curriculum degli psicoterapeuti infantili, esperienza che, nel lavoro con le famiglie, permette di cogliere sul nascere la trasmissione della vita psichica da una generazione all’altra.

Alla luce della sinergia tra concetti teorici ed esperienze osservative, vengono descritti e messi a confronto il materiale clinico di un intervento congiunto genitore-bambino e le prime sedute di una consultazione che ha svolto la duplice funzione di dare un primo aiuto a genitori e bambino in difficoltà preparando al tempo stesso un futuro trattamento individuale.

Focus: gli agiti antisociali in adolescenza e il loro trattamento

Introduzione, Laura Accetti, Anna Maria Nicolò

La paura di esistere, Laura Ambrosiano

Riassunto. L’uscita della famiglia è un importante svincolo evolutivo dell’adolescenza che implica sempre una perdita di senso di protezione, una tolleranza a sentirsi esposti inermi alla realtà, alla fragilità, alla morte. La paura primaria dell’individuo, del bambino, dell’adolescente, è di trovarsi dinanzi a queste dimensioni oscure senza protezioni né mediazioni. Come commento conclusivo si propongono alcuni stimoli del film Gran Torino di Clint Eastwood.

Vergogna, debito e ripetizione. Una spiegazione psicoanalitica delle bande armate e della loro cultura, Donald Campbell

Riassunto. Avvalendosi di molti anni di esperienza con soggetti violenti e delinquenziali, l’Autore esamina come l’esperienza di un padre assente contribuisca alla creazione di una cultura del debito, della vergogna, e alla ripetizione della violenza in bande adolescenziali. Attraverso la narrazione del film Bullet Boy (2004) è illustrato il codice morale primitivo della vendetta nelle gang, che si basa sul senso di colpa inconscio, in contrasto con una comunità che rappresenta la ripresa delle proiezioni e l’accettazione del senso di colpa. Sono inoltre trattate le implicazione del transfert per coloro che lavorano con gli adolescenti delinquenti.

“È successo un fatto grave…”: aspetti della relazione terapeutica con adolescenti che presentano agiti antisociali.Gruppo di studio sull’adolescenza SIPsIA: Barbara Amabili, Laura Ballaré, Maria Cecilia Brutti, Laura Cavaliere, Laura De Rosa, Giampaolo Imparato, Beniamino Marchi, Simona Olivieri, Francesca Tonucci

Riassunto. Nel lavoro con adolescenti che presentano agiti antisociali, si pone la questione se sia possibile rintracciare una linea di discriminazione fra i comportamenti trasgressivi, quali espressione di quell’esigenza di ‘distanziamento’ dalle figure parentali necessaria al consolidamento dell’identità, e gli agiti antisociali in quanto indicativi di una strutturazione patologica della personalità. Disporre di parametri in questo senso può orientare le risposte, non solo del clinico ma anche delle istituzioni, al fine di raccogliere il messaggio ‘evolutivo’ del gesto dell’adolescente, o diversamente, cogliere il segnale d’allarme in esso contenuto. In tali situazioni, la stessa proposta terapeutica assume una posizione ‘paradossale’, in quanto, mentre sostiene nello ‘svincolo’, ripropone all’adolescente una relazione di dipendenza, proprio nel momento in cui questi si sta confrontando con l’esigenza di operare un distanziamento, anche con modalità di rottura rispetto al mondo familiare.

Violenza delle patologie adolescenziali e violenza dell’interpretazione del transfert, François Richard

Riassunto. I funzionamenti limite adolescenziali, come agiti violenti, dipendenze ed esternalizzazioni di ogni interiorità psichica possono essere considerati come il risultato di nuove forme difensive contro il conflitto pulsionale. Come gestire la relazione clinica con questo tipo di adolescenti? L’autore presenta un caso di un’adolescente di sedici anni per introdurre alcune riflessioni sulla tecnica, soprattutto per quanto riguarda l’interpretazione.

La cura degli adolescenti borderline: un lavoro sul limite, Irene Ruggiero

Riassunto. L’Autore si interroga sul rapporto tra processo adolescenziale e disturbo borderline: ha senso parlare di adolescenti borderline? Qual è il ruolo che l’adolescenza gioca nel disturbo borderline? Quali possibilità di trasformazione comporta un lavoro terapeutico con adolescenti borderline? Esplorando gli elementi patogenetici che intervengono nell’adolescenza del futuro borderline, l’Autore individua un fattore cruciale nel fallimento ambientale nel favorire l’integrazione dell’aggressività adolescenziale e, specificamente, nella incapacità dei genitori di distinguere fra fisiologici movimenti separativi e attacchi distruttivi. L’Autore esplora altresì le difficoltà e i paradossi che si presentano con maggiore frequenza nella relazione con gli adolescenti borderline e i principali fattori terapeutici coinvolti nella terapia.


Riassunti degli articoli del Volume 20, N.3/ 2012

Teoria e tecnica

Manifesto per la Psicoanalisi infantile.

Journal de la Psychanalyse de l’enfant, 2011,1. Nouvelle série

Comitato editoriale: F. Bonelli, L. Edy, B. Golse, J.-C. Guillaume, D. Houzel, F. Joly, A. Nakov

Corpo, adolescenza e psicosi, Riccardo Lombardi, Marisa Pola

Riassunto–  Questo lavoro considera alcuni aspetti della evoluzione clinica di un adolescente di 17 anni trattato psicoanaliticamente a quattro sedute settimanali nel corso di una crisi psicotica. Nel contesto di un arresto dello sviluppo adolescenziale, l’esplosione psicotica può fornire l’opportunità di rilanciare il processo maturativo. La psicosi adolescenziale è qui considerata alla luce delle teorie del cambiamento catastrofico di Bion – in cui la relazione contenitore/contenuto assume connotati esplosivi – nonché delle ipotesi sulla relazione corpo-mente di Ferrari e Matte Blanco. Gli autori sottolineano il ruolo della negazione del corpo e dei cambiamenti corporei, che svolgono un ruolo centrale nella genesi del conflitto psicotico adolescenziale, e mostrano come la relazione analitica possa offrire determinanti condizioni di reverie per promuovere il riconoscimento del corpo, delle sensazioni corporee e degli affetti, come precondizione all’attivazione di un sistema mentale autonomo.

Focus:

La depressione in adolescenza: “La patologia di soglia”

Introduzione, Luisa Carbone Tirelli

Diagnosi di depressione in adolescenza: introduzione alla “patologia di soglia”, Giuseppina Casella

Riassunto. In questo articolo l’autrice sottolinea la complessità degli aspetti diagnostici della depressione in adolescenza. Partendo dai dati nosografici e psicopatologici esplora una possibile correlazione tra questi e l’approccio psicoanalitico con particolare riferimento al pensiero kleiniano e all’approccio diagnostico di Meltzer e dei Laufer. Introduce, inoltre, il concetto di “patologia di soglia” come possibile strumento per identificare i casi in cui l’adolescente, che sembra avere gli strumenti per accedere ad una dinamica di sviluppo, si ferma sulla soglia della propria strada non riuscendo ad utilizzare le potenzialità di cui dispone. Viene evidenziato quanto questi quadri siano nella nostra società sempre più frequenti e quanto possa essere proficuo l’approccio psicoanalitico precoce, anche in uno spazio mentale allargato.

Depressione e posizione depressiva in adolescenza, Luisa Carbone Tirelli, Beatrice Di Giuseppe

Riassunto. L’ipotesi di questo lavoro è che le diverse manifestazioni della depressione in adolescenza si articolino intorno ai fallimenti nell’accesso o nel consolidamento della posizione depressiva e nell’oscillazione tra questa posizione e i meccanismi propri della posizione schizo-paranoide. Dopo un excursus teorico vengono proposti due casi che illustrano come la mobilitazione del mondo interno propria dell’esordio adolescenziale, in situazioni più o meno gravi, rappresenti comunque un contributo prezioso per la comprensione, all’interno di uno spazio terapeutico, di quegli affetti ambivalenti la cui esplicitazione costituisce il primo passo verso l’inizio di un processo riparativo.

Quando il futuro fa paura, Cinzia Fabro, Roberto Quintiliani

Riassunto. A partire dalla lettura di alcuni testi riguardanti la depressione in adolescenza, gli Autori riflettono sul concetto di “patologia di soglia” inteso come uno stato depressivo che caratterizza alcuni ragazzi che si bloccano sulla soglia dell’adolescenza.

Nell’articolo viene riportato il caso di un ragazzo di 17 anni che subisce un trauma fisico. Viene mostrato come eventi traumatici che compromettono l’immagine di sé, possano impedire l’elaborazione e l’accesso alla posizione depressiva necessaria per negoziare l’adolescenza ed accedere all’età adulta.


Riassunti degli articoli del Volume 20, N.4/ 2012

Teoria e tecnica

Perlaborare nella cura, Philippe Gutton

Riassunto. Quando la creazione adolescente non riesce a ricostruire l’Io-sé tenendo conto del nuovo pubertario, lo psicoanalista deve inventare una pratica specifica; ossia un lavoro di costruzione al quale l’adolescente può identificarsi. Quando la creazione adolescente non è condivisibile né condivisa, la cura deve proporre un campo comune dove può svilupparsi una perlaborazione a due, all’interno della quale le condizioni (nel registro infantile) dello scacco (breakdown) possano essere immaginate insieme. Successivamente sono esaminate: – le modalità dell’intervento, in particolare la flessibilità e il limite; – la differenza rispetto al fatto che l’adolescente porti del materiale oppure no; – il processo in gioco nelle costruzioni dell’analista, in particolare la sublimazione in opposizione al potere soggiogante dell’ideale; – l’implicito rischio della decostruzione in ogni suggestione immaginativa dell’analista.

Stile, utensili e forze motrici nella cura dell’adolescente. Pensieri sul lavoro di Ph. Gutton, Paolo Fabozzi

Riassunto. L’Autore commenta il contributo di P. Gutton utilizzando tre vertici: lo stile che caratterizza i suoi interventi tecnici, volti ad attivare il piacere di associare e di pensare nell’adolescente; gli utensili (la costruzione e l’associazione libera dell’analista), che prendono forma nella scena intersoggettiva, cioè in uno “spazio comune di scambio” dove può aver luogo la perlaborazione, e dove l’analista può dare forma ad un sogno che l’adolescente non è stato in grado di sognare; le forze motrici, cioè il significato che, nell’adolescenza, ricoprono la morte dell’oggetto e la sua sopravvivenza. Infine, l’A. riflette sulla turbolenza che l’adolescente porta nella dinamica transferale-controtransferale, intendendola come una richiesta di simbolizzazione.

Iniziazione sessuale e illusione amorosa in adolescenza, Anna Maria Nicolò

Riassunto. Nel processo che caratterizza l’iniziazione sessuale degli adolescenti, si ipotizza l’esistenza di tre momenti fondanti: un primo tempo in cui le fantasie preparano l’adolescente a questo atto; un tempo costituito dall’atto stesso dotato della valenza del trauma, strutturante o pericolosamente dirompente; e infine la rielaborazione necessaria di esso, che talora può impiegare vicissitudini e traversie.

Tale rielaborazione permette anche la trasformazione e il superamento dell’Edipo  facilitato dall’investimento amoroso e dalla novità dell’incontro con un altro nuovo, che permetterà una nuova esperienza corporea sia sensoriale che sensuale.

Queste vicissitudini potranno essere osservate nel loro evolversi nell’analisi di questi pazienti, anche rispetto alla trasformazione della relazione di transfert.

Lavoro psicoanalitico nelle istituzioni e nei servizi

Adolescenza e Servizi: un gruppo di madri di pazienti adolescenti tra teoria e prassi istituzionale

Stefanella Alterio, Maria Grazia Figliozzi

Riassunto.. Vivere è sperimentare il tempo e lo scorrere del tempo che avviene secondo segmenti lineari e circolari, nel senso del progredire ma anche del ritornare indietro, per decodificare emotivamente l’esperienza. I cambiamenti si costruiscono dentro, rifacendo se stessi, cogliendo l’energia dell’errore, cioè le tracce di verità nascoste. Nel contesto di un gruppo terapeutico, madri di pazienti adolescenti parlano di riti (di separazione, di preparazione, di aggregazione) e cercano di organizzare il disordine, attuando un passaggio conoscitivo e interrogandosi sulle differenze di età e generazione e sul dolore del distacco. La presenza del passato (i rapporti con la famiglia di origine) è iscritta nella memoria storica dei membri del gruppo e garantisce continuità, ma il rapporto con i figli adolescenti implica discontinuità, diversità e alterità. Così, dalla collettività del pensiero gruppale, emergono interrogativi sulle differenze di generazioni e sulle nuove identità che emergono nei figli adolescenti, quando si impara a tollerarne l’avvento.

Lo psicologo in ascolto della richiesta di adottare un bambino, Linda Root Fortini, Marzia Ganucci Cancellieri

Riassunto. Le autrici descrivono una modalità di lavoro di valenza psicoterapeutica all’interno di un servizio pubblico utilizzabile nella valutazione dell’idoneità delle coppie che fanno la domanda di adottre un bambino. Nei primi contatti con i coniugi il compito dello psicologo dovrebbe essere quello di sapere valutare non solo i dati oggettivi della realtà esterna ma anche alcuni aspetti del loro mondo interno La valutazione della dimensione psichica della disperazione e del dolore , legata alla capacità di concepire un figlio, e i percorsi emotivi che hanno portato alla decisione di adottare un bambino potrebbero far emergere elementi di tipo predittivo rispetto alla reale capacità della coppia a svolgere una funzione genitoriale.

Questo nostro focus mira a favorire un processo di riflessione e di chiarificazione motivazionale facilitando nella coppia la creazione di uno spazio mentale “fertile”, disponibile ad accogliere un bambino. Vengono presentati tre casi di coppie a fronte dei quali lo psicologo, approfondendo il significato di ciascuna domanda di adozione, individua e mette in atto tre diverse modalità di intervento.

Dall’alfabetizzazione delle emozioni alla fruizione artistica: un percorso evolutivo per i più piccoli, Rossella Cubeddu

Riassunto. Questo articolo descrive la realizzazione di un progetto per la scuola dell’infanzia che dura da diversi anni e che coinvolge insegnanti e bambini dai 3 ai 6 anni.

L’obbiettivo di questo progetto, che ho chiamato “Alfabetizzazione delle emozioni”, è lavorare sull’importanza di comprendere le emozioni fondamentali come rabbia, gioia tristezza e paura, cercando di raggiungere una maggiore consapevolezza, capacità di riconoscerle e di conseguenza esprimerle, attraverso un percorso di elaborazione parallelo per le insegnanti (nel gruppo di discussione di tipo Balint) e per i bambini attraverso l’attività strutturata in classe.

Successivamente si introduce nel percorso il collegamento alle 4 emozioni con 4 opere d’arte figurativa che ne esprimono degli elementi emozionali, con la convinzione che l’arte abbia una fondamentale caratteristica di contatto emotivo e che la relazione con l’arte possa mettere in contatto con la dimensione psichica e favorire uno sviluppo emotivo più equilibrato a partire dalla prima infanzia.