R&P Sommari 2010

Richard e Piggle
Studi psicoanalitici del bambino e dell’adolescente
(Il Pensiero Scientifico Editore)

Sommari Anno 2010

Richard e Piggle, Vol. 18, n°. 1/2010

Editoriale

Focus. La bugia in adolescenza

Introduzione. L’adolescente bugiardo nella letteratura e nella clinica, G.M.Mazzoncini

Può un bugiardo essere psicoanalizzato, E. O’Shaughnessy

Riassunto. A prima vista un bugiardo è un paziente inadatto per una psicoanalisi, un trattamento fondato sulla verità. Dire bugie può sembrare una difficoltà matura in quanto si manifesta attraverso il linguaggio: in realtà l’analisi svela quanto essa sia primitiva, legata a dubbi e angosce del bugiardo a proposito della comunicazione con oggetti primari che, per cause diverse, sono diventati per lui oggetti che mentono. Come prevedibile, mentire comporta una serie di problemi che ostacolano il processo analitico. Nonostante ciò, il presente lavoro illustra clinicamente il punto di vista per cui la possibilità di comprendere il livello fondamentale del mentire che emerge in analisi come comunicazione del bugiardo sul suo essere in identificazione con, e molto angosciato per, il suo oggetto menzognero – nel transfert l’analista –, allora un processo analitico vero può avviarsi.

L’invenzione della verità tra infanzia e adolescenza, G. Pellizzari

Riassunto. Per l’Autore la verità può essere solo la meta di una tensione conoscitiva e affettiva e non una cosa, un oggetto definibile. Come la mappa fa “parlare” il territorio, così le parole del nostro linguaggio fanno parlare la realtà; le interpretazioni fanno parlare l’inconscio, senza poterlo esaurire o colonizzare, ma solo interloquire con esso. Durante l’infanzia sono i genitori i depositari della verità, ma è nella scoperta dell’area transizionale della finzione che essa può iniziare il suo processo di soggettivazione che troverà il suo compimento nell’adolescenza attraverso un fisiologico trauma catastrofico la cui portata sarà decisiva nell’individuare la posizione del soggetto nel mondo.  La verità esprime una tensione etica che viene attaccata silenziosamente dal costituirsi di una “zona grigia” della mente, non riconducibile né alla rimozione, né alla scissione, che chiama in causa la responsabilità etica del soggetto.

Quella volta che combattei contro un cinghiale con i denti a sciabola” ovvero un adolescente bugiardo, D. Bruno

Riassunto. L’uso della bugia in un adolescente adottato durante il processo per la costruzione della sua identità, tra spinte idealizzanti e persecutorie, nello scenario della mutazione del corpo e dell’attribuzione di incapacità da parte dei genitori. Considerazioni sull’oscillazioni nel transfert tra la richiesta di protezione e di misconoscimento della relazione con il terapeuta.

Bugia, vergogna e identità: un adolescente in psicoterapia, L. Iannotta

Riassunto. L’Autore si sofferma sulla condizione mentale in cui domina l’affermazione arrogante di teorie mentali massicciamente inquinate dalla bugia nel percorso adolescenziale verso l’acquisizione della definizione di Sé, condizione in cui si instaura una disposizione mentale verso il Sé e nei confronti del mondo profondamente artificiosa e fragile. Ritiene che in questi casi la bugia, posta a difesa di aspetti inaccettabili, vergognosi di Sé, invade l’identità. Attraverso esempi tratti dalla psicoterapia di un adolescente mostra il lavoro su modelli mentali che dispongono alla bugia e propone che quando l’affetto della vergogna non può essere vissuto, riconosciuto e dichiarato allora si può organizzare l’humus in cui la bugia nasce e da cui si alimenta.

Riflessioni sulla clinica

La consultazione psicoanalitica alla luce dei criteri di diagnosi e di cura di Josè Bleger, M. Peluso

Riassunto. In questo lavoro l’autrice riflette sulla diagnosi psicoanalitica prendendo le mosse dalle teorizzazioni di Josè Bleger sullo sviluppo della mente e sulla struttura della personalità. È l’occasione per continuare in tal modo anche un confronto proficuo fra Bleger e Bion – avviato dall’autrice in precedenti pubblicazioni – sullo sviluppo e sulla strutturazione della parte psicotica e della parte nevrotica della personalità, sui criteri che le differenziano, nonché sui possibili processi di integrazione fra di esse, alla luce della struttura e delle funzioni del “clivaggio” di Bleger e della “cesura” di Bion.

Richard e Piggle Vol. 18 n.° 2/2010

Teoria e tecnica 

Scissione, caos e il timing delle interpretazioni: il lavoro con un bambino di tre anni e una donna di sessantatre anni, K. Barrows

Riassunto. Il lavoro descrive due tipi di scissione: quella che è essenziale allo sviluppo emotivo ed intellettuale e fornisce le basi per distinzioni vitali, come quella tra bene e male, vero e falso. L’analisi di un bambino di tre anni illustra il bisogno di questo tipo di scissione. Quando ciò non è avvenuto, forme patologiche di scissione possono prenderne il posto e questo è illustrato nel lavoro con una donna anziana. Si dimostra come sia importante rispettare il bisogno del paziente per questo tipo di scissione e come un tentativo di risolverla, prima che il paziente sia pronto, possa portare ad una crisi nell’analisi; come la crisi venga superata e alla fine conduca ad una comprensione più profonda.

Riflessioni sulla clinica

Connessioni fra sviluppo emotivo e cognitivo nella terapia di bambini con grave fallimento mentale, O. Caccia con la collaborazione di A. Morelli

Riassunto. In questo lavoro vengono analizzate le funzioni materne che permettono al bambino di introiettare un contenitore dove collocare le emozioni e i pensieri. In particolar modo viene presa in esame la funzione della madre di regolare l’accesso del bambino al suo corpo e di colmare con la sua capacità di contatto emotivo e di pensiero le inevitabili delusioni che il processo di separazione comporta. L’autrice mostra, attraverso il materiale clinico di un bambino di tre anni, con un grave ritardo nello sviluppo simbolico, come il fallimento di questa funzione materna possa determinare nel bambino un problema strutturale, cioè una diminuzione a volte molto consistente della sua dimensionalità psichica. Questa lesione dell’apparato per pensare crea un deficit cognitivo di cui il processo terapeutico deve tenere conto.

Il ruolo della nutrizione nei processi di identificazione, P. De Silvestris

Riassunto. L’autrice analizza la “libido orale”, prima fase dello sviluppo neo-natale, e vede in essa uno dei momenti fondamentali di una prima costruzione identitaria che concerne la modalità in cui si impone la relazione madre-bambino. L’autrice sostiene che entrambi i membri della coppia madre-bambino, per ragioni ereditarie, transgenerazionali, destinali, contribuiscono alle dinamiche vitali o patologiche che si configurano in maniera singolare per ogni essere umano. Segue la descrizione di un caso clinico.

Diario clinico

Alcune considerazioni sul disturbo di identità di genere nella bambina, E. Fattirolli

Riassunto. Il disturbo di identità di genere nella bambina viene in questo lavoro proposto come una difesa rispetto ad angosce legate a una carenza nel contenitore primario. Tale carenza, in presenza di una precisa costellazione familiare che svaluta la femminilità, può dare origine al desiderio della bambina di essere maschio. In questo desiderio di un corpo compatto, maschile, duro, l’autrice rileva una difesa tipo “seconda pelle” con la funzione di proteggere la bambina dalle angosce suscitate:

1) dal contatto con un oggetto non contenente, ma respingente

2) dalla percezione del proprio genitale, che non accolto e investito di valore dalla madre, viene vissuto dalla bambina solo come un’apertura pericolosa per la sopravvivenza e coesione del sé.

Lavoro psicoanalitico nelle istituzioni e nei servizi

Un’esperienza di consulenza psicologica presso un’istituzione scolastica, M. Mastella, P. Valentini, C. Baiamonte, F. Mastella

Riassunto. Il lavoro intende delineare le modalità d’attuazione e i contenuti emersi da una collaborazione quasi decennale tra un’istituzione scolastica e l’ascolto psicoanalitico. Il tentativo è stato quello di rispondere alle tematiche dell’integrazione, dell’educazione e del sostegno dei bambini con sviluppo disarmonico o provenienti da diversi background culturali, partendo da storie di vita reali, dall’osservazione partecipe, attraverso la progettazione e la verifica di metodi d’insegnamento “su misura”, che tengano conto delle differenze individuali. Così viene illustrata la pre-istoria – dove due bambini “a rischio autistico” vengono “salvati” e sostenuti nella crescita, insieme alle figure di accudimento genitoriali ed educative –, la storia passata – dove l’intervento è stato ampliato a gruppi di genitori e insegnanti del circolo didattico – e la storia recente, in cui vengono svolte consulenze formative per gli insegnanti che si trovano “in difficoltà” con qualche alunno, gruppi per insegnanti su tematiche specifiche, consulenze ai genitori degli alunni mal inseriti nel sistema scolastico ed infine gruppi per genitori della scuola dell’infanzia o della scuola primaria. Il tentativo della creazione di una storia può favorire il pensiero e la possibilità che vi sia apprendimento, anche per quei bambini che vengono “etichettati” come portatori di deficit intellettivi e/o attentivi.

“Il castello in una stanza”. La psicoterapia psicoanalitica e l’istituzione: appunti da un caso clinico, F. Gigli

Riassunto. In questo lavoro l’autrice ripercorre, attraverso gli appunti di un caso clinico, alcune delle problematiche legate alla psicoterapia psicoanalitica nei contesti istituzionali. Il percorso terapeutico con questo bambino si è esteso a momenti e luoghi niente affatto convenzionali né ortodossi, che lo hanno reso faticoso ed articolato. Tuttavia è verosimile pensare alla “funzione analitica” svolta dal contesto, fornitore di relazioni accoglienti ma anche di un continuo riconoscimento del bambino, una sorta di “rispecchiamento multiplo” che ha consentito all’intero nucleo familiare di reggere alla terapia. In questi termini, ciò che non appartiene al setting tradizionale può forse essere considerato un fattore, in senso bioniano, che ha una sua processualità dinamizzante. La possibilità del terapeuta di “tenere”, di mantenere uno “stile psicoanalitico” piuttosto che una tecnica, di tollerare l’intrusione come un elemento imprescindibile del setting istituzionale e non solo come frustrante e persecutorio, può diventare strumento prezioso di lavoro, particolarmente in casi complessi come quello trattato.

Richard e Piggle. Vol. 18, n.° 3/ 2010 

Focus: Tecnica con gli adolescenti

Introduzione: Cosa cambia nel nostro modo di stare in seduta quando il paziente è adolescente? A. Nicolò, L. Accetti

L’interpretazione con gli adolescenti: sorpresa e misura, N. Zilkha

Riassunto. L’autrice riflette sull’interpretazione come arte della misura e delle sfumature, in particolare quando si trattano gli adolescenti la cui natura della realtà psichica richiede una capacità di modulazione e un particolare assetto interpretativo interno dell’analista, con la quale accompagnare le associazioni del paziente, a volte con le parole, a volte in silenzio.

Sulla soglia. Controtransfert, acting out, setting: note a margine di una consultazione con un’adolescente, S. Bonfiglio

Riassunto. Il lavoro sviluppa alcune riflessioni sulla funzione del controtransfert, come difficoltà e risorsa, nella costruzione e nel mantenimento del setting. Gli adolescenti sollecitano reazioni controtransferali potenti ed improvvise, che possono mettere a dura prova la capacità dell’analista di stare a contatto con le proprie emozioni al punto da attivare difese o un utilizzo difensivo del setting. Viene presentata una situazione clinica relativa alla consultazione di un’adolescente di 18 anni: un agito della ragazza mette l’analista di fronte ad una situazione che sembra comportare la “necessità” di proteggere il setting.

La risposta dell’analista porta ad una interruzione del percorso. La successiva elaborazione del controtransfert permette una comprensione del significato dell’agito nel gioco transfert-controtransfert ed apre, attraverso il lavoro con i genitori, ad una ripresa evolutiva e ad una riapertura del progetto terapeutico.

Figure del corpo in adolescenza. Adolescenza, sintomo, corpo, M. G. Fusacchia

Riassunto. L’Autore in questo lavoro utilizza il concetto di raffigurabilità psichica per esplorare il funzionamento della mente dell’adolescente alle prese con il lavoro di elaborazione del lutto della rappresentazione del proprio corpo infantile e quello di ricerca di una rappresentazione del proprio corpo sessuato. Avvalendosi dei fumetti quale forma narrativa ed espressiva apprezzata dall’adolescente, l’Autore approfondisce l’ ipotesi che il lavoro di figurazione risulti più agevole a questa fase del ciclo vitale, segnato dall’incertezza e dall’esitazione per le imprevedibili trasformazioni corporee, ma anche che possa promuoverne le necessarie trasformazioni psichiche. Propone quindi di pensare ai movimenti psichici del lavoro psichico dell’adolescente nei termini di un andirivieni, tra rappresentazione e figurazione, intendendo quest’ultima come una forma regressiva, per quanto necessaria ed indispensabile, il cui itinerario è incerto. Essa può essere anticipatrice della scoperta di nuova rappresentazione di sé, o invece, catturare l’adolescente all’interno di un labirinto.

Il transfert nella costruzione del setting e della relazione con l’adolescente, G. Imparato

Riassunto. Nell’articolo vengono sviluppate alcune riflessioni attorno al ruolo dei fenomeni di transfert nella costruzione del setting e della relazione terapeutica con l’adolescente. Se il transfert infatti rappresenta la forza motrice del dispiegamento della relazione terapeutica all’interno di un dispositivo definito, il setting; le interrelazioni tra i vari aspetti dello spazio terapeutico rappresentano il frutto di complesse dinamiche al cui determinarsi contribuisce in maniera significativa il modo in cui il terapeuta affronta il profilarsi di specifiche configurazioni transferali ma anche il modo in cui egli contribuisce alla costruzione e evoluzione del transfert 

Considerazioni sull’alleanza terapeutica con adolescenti borderline, M.C.Brutti , F. Tonucci

Riassunto. Nell’articolo vengono proposte alcune riflessioni sulle problematiche relative all’instaurazione e al mantenimento dell’alleanza terapeutica con pazienti adolescenti borderline, in considerazione di fattori connessi tanto al quadro sintomatologico quanto alla specificità della tappa evolutiva. Il materiale clinico presentato concerne il trattamento psicoterapeutico di un’adolescente borderline, una ragazza bulimica 17enne, interrotto dopo due anni. Tale esito viene analizzato in relazione alla complessità delle dinamiche transferali-controtransferali e alla loro problematica connessione con difficoltà relative al mantenimento dell’alleanza terapeutica.

Lavoro psiconalitico nelle istituzioni e nei servizi

Una esperienza originale nelle scuole di Genova, l’apprendimento reciproco della lingua dell’altro, D. Bruno, M. R. Moro

Riassunto. L’Italia, un tempo paese di emigrazione, è recentemente divenuta un paese che accoglie oggi migranti provenienti dall’Europa dell’Est, dall’Africa, dall’America del sud, dall’Asia. Le politiche d’accoglienza si sono dovute confrontare al tema della diversità e del meticciamento tanto a livello nazionale quanto a livello locale: nelle scuole di Genova, per esempio, è attivo un progetto che permette ai ragazzi della scuola dell’obbligo di partecipare a laboratori bilingue in cui i formatori sono di diverse nazionalità e parlano la propria lingua permettendo la creazione di uno spazio plurale e meticcio in cui ciascun allievo può trovare il proprio posto.

Mimesi e rito: tra ripetizione e creatività, Adriana Dondona

Riassunto. Si descrive l’esperienza di gruppi terapeutici con bambini e adolescenti, condotti in un servizio pubblico di Roma. Si approfondisce il concetto di mimési e si descrivono i fenomeni gruppali legati al contagio di emozioni e fantasie: la mimési rappresenta una forza magnetica che avvia il pensiero gruppale, la socialità sincretica, stimola il rispecchiamento, l’empatia e la costruzione di “oggetti sé” transizionali, produce sia fenomeni di conformismo, che occasioni di trasformazione, aiutando a superare l’imitazione passiva, per cercare il proprio modo originale di ri-produrre la realtà.  La mimési creativa permette di elaborare l’esperienza dell’ambiguo e dell’indifferenziato e di incontrare parti di Sé inesplorate.

Richard e Piggle. N. 4/2010

Scissione, caos e il timing delle interpretazioni: il lavoro con un bambino di tre anni e una donna di sessantatre anni, K. Barrows

Riassunto. Il lavoro descrive due tipi di scissione: quella che è essenziale allo sviluppo emotivo ed intellettuale e fornisce le basi per distinzioni vitali, come quella tra bene e male, vero e falso. L’analisi di un bambino di tre anni illustra il bisogno di questo tipo di scissione. Quando ciò non è avvenuto, forme patologiche di scissione possono prenderne il posto e questo è illustrato nel lavoro con una donna anziana. Si dimostra come sia importante rispettare il bisogno del paziente per questo tipo di scissione e come un tentativo di risolverla, prima che il paziente sia pronto, possa portare ad una crisi nell’analisi; come la crisi venga superata e alla fine conduca ad una comprensione più profonda.

Connessioni fra sviluppo emotivo e cognitivo nella terapia di bambini con grave fallimento mentale, O. Caccia con la collaborazione di A. Morelli

Riassunto. In questo lavoro vengono analizzate le funzioni materne che permettono al bambino di introiettare un contenitore dove collocare le emozioni e i pensieri. In particolar modo viene presa in esame la funzione della madre di regolare l’accesso del bambino al suo corpo e di colmare con la sua capacità di contatto emotivo e di pensiero le inevitabili delusioni che il processo di separazione comporta. L’autrice mostra, attraverso il materiale clinico di un bambino di tre anni, con un grave ritardo nello sviluppo simbolico, come il fallimento di questa funzione materna possa determinare nel bambino un problema strutturale, cioè una diminuzione a volte molto consistente della sua dimensionalità psichica. Questa lesione dell’apparato per pensare crea un deficit cognitivo di cui il processo terapeutico deve tenere conto.

Il ruolo della nutrizione nei processi di identificazione, P. De Silvestris

Riassunto. L’autrice analizza la “libido orale”, prima fase dello sviluppo neo-natale, e vede in essa uno dei momenti fondamentali di una prima costruzione identitaria che concerne la modalità in cui si impone la relazione madre-bambino. L’autrice sostiene che entrambi i membri della coppia madre-bambino, per ragioni ereditarie, transgenerazionali, destinali, contribuiscono alle dinamiche vitali o patologiche che si configurano in maniera singolare per ogni essere umano. Segue la descrizione di un caso clinico.

Alcune considerazioni sul disturbo di identità di genere nella bambina, E. Fattirolli

Riassunto. Il disturbo di identità di genere nella bambina viene in questo lavoro proposto come una difesa rispetto ad angosce legate a una carenza nel contenitore primario. Tale carenza, in presenza di una precisa costellazione familiare che svaluta la femminilità, può dare origine al desiderio della bambina di essere maschio. In questo desiderio di un corpo compatto, maschile, duro, l’autrice rileva una difesa tipo “seconda pelle” con la funzione di proteggere la bambina dalle angosce suscitate:
1) dal contatto con un oggetto non contenente, ma respingente
2) dalla percezione del proprio genitale, che non accolto e investito di valore dalla madre, viene vissuto dalla bambina solo come un’apertura pericolosa per la sopravvivenza e coesione del sé.

Un’esperienza di consulenza psicologica presso un’istituzione scolastica, M. Mastella, P. Valentini, C. Baiamonte, F. Mastella

Riassunto. Il lavoro intende delineare le modalità d’attuazione e i contenuti emersi da una collaborazione quasi decennale tra un’istituzione scolastica e l’ascolto psicoanalitico. Il tentativo è stato quello di rispondere alle tematiche dell’integrazione, dell’educazione e del sostegno dei bambini con sviluppo disarmonico o provenienti da diversi background culturali, partendo da storie di vita reali, dall’osservazione partecipe, attraverso la progettazione e la verifica di metodi d’insegnamento “su misura”, che tengano conto delle differenze individuali.
Così viene illustrata la pre-istoria – dove due bambini “a rischio autistico” vengono “salvati” e sostenuti nella crescita, insieme alle figure di accudimento genitoriali ed educative –, la storia passata – dove l’intervento è stato ampliato a gruppi di genitori e insegnanti del circolo didattico – e la storia recente, in cui vengono svolte consulenze formative per gli insegnanti che si trovano “in difficoltà” con qualche alunno, gruppi per insegnanti su tematiche specifiche, consulenze ai genitori degli alunni mal inseriti nel sistema scolastico ed infine gruppi per genitori della scuola dell’infanzia o della scuola primaria.
Il tentativo della creazione di una storia può favorire il pensiero e la possibilità che vi sia apprendimento, anche per quei bambini che vengono “etichettati” come portatori di deficit intellettivi e/o attentivi.

“Il castello in una stanza”. La psicoterapia psicoanalitica e l’istituzione: appunti da un caso clinico, F. Gigli

Riassunto. In questo lavoro l’autrice ripercorre, attraverso gli appunti di un caso clinico, alcune delle problematiche legate alla psicoterapia psicoanalitica nei contesti istituzionali. Il percorso terapeutico con questo bambino si è esteso a momenti e luoghi niente affatto convenzionali né ortodossi, che lo hanno reso faticoso ed articolato. Tuttavia è verosimile pensare alla “funzione analitica” svolta dal contesto, fornitore di relazioni accoglienti ma anche di un continuo riconoscimento del bambino, una sorta di “rispecchiamento multiplo” che ha consentito all’intero nucleo familiare di reggere alla terapia. In questi termini, ciò che non appartiene al setting tradizionale può forse essere considerato un fattore, in senso bioniano, che ha una sua processualità dinamizzante. La possibilità del terapeuta di “tenere”, di mantenere uno “stile psicoanalitico” piuttosto che una tecnica, di tollerare l’intrusione come un elemento imprescindibile del setting istituzionale e non solo come frustrante e persecutorio, può diventare strumento prezioso di lavoro, particolarmente in casi complessi come quello trattato.