R&P Sommari 2009

Richard e Piggle
Studi psicoanalitici del bambino e dell’adolescente
(Il Pensiero Scientifico Editore)

Sommari Anno 2009


Volume 17, numero 1, gennaio-aprile 2009

Focus:    Apprendere dall’esperienza teorica e clinica di Wilfred R. Bion

La differenziazione tra personalità psicotica e non psicotica in Bion quale fondamento della clinica: la funzione diagnostica, M. Peluso            

Riassunto. Secondo l’Autrice, la diagnosi psicoanalitica si configura come molto più che un compito preliminare alla presa in carico psicoterapeutica di un paziente. Essa è una funzione conoscitiva, che perdura e si va approfondendo nel corso dell’intera relazione transferale. Tale convinzione – che comporta un corrispondente atteggiamento anche sul piano tecnico – è sostenuta dalla stessa bipartizione tra personalità psicotica e non psicotica e dal suo perdurare nella vita di ogni individuo accanto all’alternarsi tra loro dei processi mentali propri dell’una e dell’altra parte della personalità. I criteri differenziali tra personalità psicotica e non psicotica hanno le loro radici nello stadio proto-mentale, connotato dalla profonda indifferenziazione tra corpo e mente, come tra gruppo e individuo. Lo stato proto-mentale – deputato al sentire – è separato dalla vita mentale – improntata alla differenziazione e al pensare – da una “cesura”, la quale costituisce, però, anche la connessione tra i suddetti territori della mente. In questo stato iniziale, tuttavia, la parte psicotica e quella non psicotica della personalità coesistono parallelamente come strutture predisponenti organizzazioni e modi di funzionare distinti della mente.

 

Linking: cambiamento e trasformazioni dei legami nel processo psicoanalitico, L. Iannotta

Riassunto. Viene proposta una riflessione sul concetto di “linking” elaborato da W.R. Bion. Anche attraverso materiale clinico relativo ad un bambino con funzionamento psicotico l’Autore evidenzia il cambiamento di vertice derivante da questa teorizzazione bioniana nell’approccio psicoanalitico al funzionamento psicotico, ossia quel funzionamento che può attivare il processo scissione-frammentazione-espulsione che intacca lo sviluppo dell’“apparato per pensare i pensieri”.  Il concetto di “linking” viene discusso sia in quanto funzione di base della personalità sia come rappresentante di un modello della mente che ha come base i legami e ne vengono delineate le implicazioni relative agli elementi trasformativi della psicoterapia.

 

La gruppalità della mente, G. M. Mazzoncini

Riassunto. L’Autrice propone una riflessione relativa ad aspetti teorici e clinici del pensiero di Bion: sono esposti in sintesi la teorizzazione sui gruppi e la sua possibile utilizzazione sia per il lavoro terapeutico individuale sia per un approccio clinico relativo al lavoro con coppie, genitori e famiglie, in cui viene evidenziata la necessità di cogliere l’assetto mentale gruppale.

Viene sottolineata come la comprensione del funzionamento individuale si arricchisce se può essere tenuto in debito conto l’evolversi e il differenziarsi dell’individuo dal gruppo, con tutte le conseguenze e le angosce connesse. In particolare viene rintracciata questa specificità nell’analisi di pazienti bambini o adolescenti, perché il gruppo più allargato esiste non solo nel teatro mentale ma  anche presente in tutta la sua concretezza e attività proiettiva e identificatoria, diviene parte attiva dell’esperienza psichica gruppale e della realtà relazionale e del lavoro terapeutico stesso.

 

Apprendere e trasmettere la conoscenza psicoanalitica, G. Lisa Milana

Riassunto. L’articolo intende mettere a punto gli elementi fondanti nella trasmissione del sapere psicoanalitico e cerca nel pensiero di Bion indicazioni sul come affrontare alcuni problemi da essi suscitati. Il lavoro prende le mosse dal racconto di un rapporto maestro-allievo e della nascita di una Istituzione e ne propone la lettura come un mito di fondazione, dal quale, per l’appunto trarre i caratteri basilari che regolano la trasmissione del mestiere dello psicoanalista. Il medium principale viene individuato in un processo di filiazione che si suddivide in filiazione materna e paterna; due percorsi che nel loro sviluppo si vengono a trovare spesso in contrapposizione tra loro; l’articolo cerca, con l’aiuto del pensiero di Bion, di capirne le intime motivazioni.

 

Riflessioni sulla clinica

Adozione e apprendimento scolastico, C. Artoni Schlesinger, P. Gatti

Riassunto. Le autrici trattano delle difficoltà che incontrano i bambini adottivi nell’inserimento nella scuola e nell’apprendimento delle materie di studio. Attraverso l’esame di vari flash tratti dalle psicoterapie di numerosi bambini, provenienti perlopiù da paesi stranieri molto lontani e, quindi, con lingue materne profondamente diverse dall’italiano, si mostra come queste origini influiscano in modo rilevante sulle difficoltà incontrate nell’apprendimento. Le autrici collegano tali difficoltà all’abbandono primario e ad una carenza nella costruzione del legame con l’oggetto. Il tentativo di creazione di una storia attraverso i frammenti di memoria recuperabili,  può permettere di avvicinare il dolore, favorire il pensiero e costituire una mente in grado  di apprendere. Si sottolinea come spesso vengano attribuite le carenze scolastiche a deficienze di capacità intellettuali. Questa diagnosi spesso affrettata non sollecita a una ricerca di metodi di insegnamento diversi e più consoni alle differenze dei bambini, ma conduce molte volte  a una rapida ghettizzazione che non favorisce una buona integrazione dei bambini nel nuovo contesto ambientale e sociale.

 

Diario clinico

Qualità dell’aggressività nella psicoterapia infantile: alcune riflessioni a partire dalla clinica, R. Cacioppo, C. Meotti

Riassunto. Il presente scritto propone alcune riflessioni sulla qualità dell’aggressività, così come essa si manifesta nel corso di psicoterapie dell’età evolutiva. A partire dalla presentazione di due casi clinici vengono individuate due polarità che si pongono ai due estremi di un continuum che vede da un lato una forma di aggressività positivamente incanalata verso i processi di separazione/individuazione, dall’altro una forma di aggressività intesa come distruttività e derivante da relazioni fortemente disturbate con l’ambiente di riferimento. La valutazione della qualità dell’aggressività viene esaminata come valore prognostico per la durata e l’andamento del trattamento psicoterapeutico.

Neuroscienze e psicoanalisi del bambino e dell’adolescente

Introduzione, I. Ardizzone     100

Percorsi di ricerca su Psicoanalisi e Neuroscienze. Il lavoro di riflessione svolto dal “Gruppo Inter-Centri” romani della Società Psicoanalitica Italiana, G. Moccia

Riassunto. L’autore riporta e riassume i risultati di un gruppo di lavoro di psicoanalisti che nel corso degli ultimi anni ha confrontato la propria esperienza teorico-clinica con le nuove scoperte delle neuroscienze e delle scienze cognitive. Vengono definite alcune aree di ricerca per il futuro in cui, senza sovrapposizioni epistemologiche confusive, psicoanalisi e neuroscienze possono incontrarsi attuando una fertilizzazione reciproca dei rispettivi campi di ricerca.


 

Volume 17, numero 2, maggio-agosto 2009

Teoria e tecnica

Ferenczi e Winnicott: “a partially missing link”, F. Borgogno

Riassunto. Lo scopo di questo lavoro è presentare lo stretto legame fra il pensiero teorico, clinico e terapeutico di Ferenczi e quello di Winnicott, segnalando al tempo stesso come questo legame sia divenuto nella storia delle idee psicoanalitiche una sorta di “missing link”, tutt’oggi in parte operante. Nella prima parte, intitolata “Chi parla a chi?”, l’Autore esplorerà i contenuti principali del loro messaggio sottolineandone le vicendevoli somiglianze e differenze, e soprattutto svelerà quelli che a suo parere sono gli interlocutori impliciti ed espliciti a cui essi si rivolgono. Nella seconda parte verrà affrontata la sottostante direzione generale del loro “percorso d’opera e di vita” all’insegna innanzitutto del “materno”, direzione di cui viene considerata la ricaduta teorica e tecnica che l’accompagna e ne deriva. Nella terza, “a congedo”, saranno presentate a volo d’uccello alcune riflessioni conclusive sul significato delle loro idee per la psicoanalisi attuale e sul loro essere ed essere stati entrambi, per molti versi, “fondatori di futura discorsività”.

 

Tra pentole … e coperchi. La bugia nella relazione adulto-bambino, M. L. Algini 143

Riassunto. Il lavoro si propone di esplorare alcune valenze della bugia nella relazione adulto e bambino/adolescente. Il “bugiardo” è sempre tale rispetto ad un interlocutore significativo, interlocutore nella realtà o nella fantasia, che gli crede o non gli crede, che gli contrappone un proprio assetto affettivo, una propria verità e una propria logica. E’ rispetto alle dinamiche e alle caratteristiche di questa relazione che il bambino o l’adolescente usano la bugia, a volte costruendo su di essa il proprio assetto e le proprie strategie interne, a volte utilizzandola come snodo importante nella relazione con l’adulto. In quest’ottica di relazione, allora, sull’onda del proverbio “Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi” … di chi sarebbero le pentole e di chi i coperchi?

 

Focus: L’affidamento dei minori. L’importanza del lavoro sulla genitorialità e con i Servizi

Introduzione, S. Maccioni

Il compito dell’affido e le necessità dei minori: quali interventi e con quali persone, S. Grimaldi

Riassunto. Si propone una ulteriore riflessione circa l’Istituto dell’Affidamento familiare, centrata sulla metodologia e sulla teoria della tecnica che tale istituto propone a chi se ne occupa. La proposta consiste nel valutare e quindi mettere in atto le potenzialità che tale Istituto propone, come un modello volto a favorire i processi evolutivi di genitori e figli, se correttamente supportati da un lavoro specifico, specialistico e svolto con rigore e competenza.

Genitorialità naturale e affidataria: tra desiderio e bisogno, R. Colarossi

Riassunto. In questo articolo ho evidenziato le difficoltà cui devono far fronte le persone che si prendono cura di bambini e ragazzi in affidamento, nell’esercitare le funzioni genitoriali nei loro confronti pur non essendo i genitori. Un difficile bilanciamento di sentimenti giocato tra l’attaccamento e il rispetto delle origini dell’affidato, tra il bisogno di avere un figlio e il desiderio di corrispondere ai suoi bisogni. Ho anche aperto una riflessione sulle motivazioni più profonde che indirizzano taluni di loro verso la decisione consapevole di non voler procreare e la relazione sussistente in questi casi, con le proprie figure genitoriali e i sentimenti rancorosi nei loro confronti.

 

Dall’entusiasmo appassionato degli inizi ad una fiducia moderata: note da una esperienza di lavoro nei Servizi territoriali con le famiglie affidatarie, L. Vallini       169

Riassunto. Attraverso le fasi di un intenso lavoro di formazione e organizzazione di Servizi Territoriali per la Tutela del Diritto dei Bambini ad una Famiglia, l’articolo si propone di focalizzare la necessità di un lavoro di contenimento, elaborazione e sostegno di tutta l’esperienza dell’Affidamento Etero-Familiare. Viene riportata l’esperienza di lavoro con gruppi di genitori affidatari: essa non fa che confermare la grande complessità e la mancanza di soluzioni semplici nei casi di Affido, ma consente anche di maturare alcuni elementi negli affidatari affinché questo Provvedimento possa davvero esplicare tutta la propria efficacia.

 

La complessità dei rapporti tra gli operatori impegnati nell’affidamento del bambino: alcune considerazioni cliniche, G. Lorusso, E. Mezzina

Riassunto. Le autrici focalizzano l’attenzione su due esperienze cliniche svolte in ambito istituzionale, la prima con una adolescente in affidamento, la seconda con gli Operatori del Servizio presso cui è stato affidato un bambino, per sottolineare il contributo che la lettura psicoanalitica può fornire ai fenomeni psichici che accompagnano il lavoro multidisciplinare richiesto dall’affidamento. L’apertura di tale nuova prospettiva può contribuire a creare spazio e tempo, coordinate entro cui è possibile dare una forma condivisa ed originale all’agire immediato che insorge dalla richiesta d’aiuto ed evitare che barriere difensive nella triade operatore-paziente-terapeuta, inibiscano il processo di pensabilità degli affetti sottostanti ai comportamenti.

 

L’incontro con le diverse genitorialità nel percorso terapeutico svolto con una bambina in affidamento, B. Amabili

Riassunto. L’autrice, attraverso la sintesi del lavoro psicoterapeutico svolto con una bambina in affidamento alla nonna paterna, esplicita le vicissitudini cliniche incontrate nel percorso che si estende dall’impatto con la catastrofe, da cui la bambina si difende massicciamente, fino alla raggiunta consapevolezza psichica, all’autenticità, al pensabile. Considera il ruolo della funzione genitoriale sostenitiva (in questo caso intrafamiliare) della nonna che, dopo l’urto con il fallimento dell’ambiente primario, contribuisce al restauro della fiducia nella possibilità di stabilire rapporti attendibili, da cui diviene anche possibile allontanarsi con la certezza di non perdere la relazione. Il lavoro considera inoltre i movimenti controtransferali, il difficile ruolo dell’analista infantile nella psicoterapia svolta con bambini in Affidamento e le tre funzioni genitoriali con le quali si viene a contatto: dei genitori biologici, delle persone affidatarie e della stessa terapeuta. La bambina può incontrare, proprio nella terapeuta, un oggetto nuovo, altro, affidabile, che si lascia usare sopravvivendo agli attacchi e che, con la sua capacità di rispecchiamento, aiuta a dare voce a emozioni e a vissuti fino ad allora congelati.

 

Riflessioni sulla clinica

Rappresentazioni e affetti della madre nella relazione con il bambino asmatico, D. Mervoglino

Riassunto. L’autore presenta uno studio condotto mediante colloqui semi-strutturati con madri di bambini affetti da sintomatologia asmatica. Partendo dalla tesi di E.Gaddini (1980), che individua l’asma infantile come sindrome psicofisica datata, viene proposta l’ipotesi secondo cui tale sindrome possa essere considerata come il proto-modello psicofisico della crisi d’angoscia nell’adulto. L’attivazione che si determina nell’infante, in conseguenza di una forte discontinuità nella relazione primaria, assume il carattere di un’angoscia di annichilimento (Winnicott, 1963) che però in questo caso è connessa al pericolo reale di annientamento per il bambino (Genovese, 2008). Ciò determina l’attivazione di manovre difensive che coinvolgono, creativamente, alcuni funzionamenti fisici psichicamente investiti. L’esplorazione delle rappresentazioni materne di sé e del proprio bambino, emerse dai colloqui, mostra come esse siano caratterizzate da profonde angosce che orientano la relazione madre-bambino in direzione di una forte discontinuità. Alla luce di queste considerazioni, l’autore propone una riflessione sul materiale emerso dai colloqui connessa alle suddette ipotesi teoriche.

 


Volume 17, numero 3, settembre-dicembre 2009

Teoria e tecnica

L’ADHD e le diagnosi nell’infanzia: complessità della determinazione, B. Janin

Riassunto. Si pone il problema della diagnosi nell’infanzia, distinguendo tra diagnosticare e catalogare. Si sviluppano teoricamente alcune delle determinazioni dell’iperattività nell’infanzia, considerando che in molti di questi bambini si hanno alterazioni in momenti fondanti della costituzione psichica.

 

Focus: L’apporto del modello psicoanalitico nel contesto istituzionale. Servizi per adolescenti

Introduzione, M.P. Ferrigno e P. Giusti

In che modo la psicoterapia psicoanalitica può essere supportata nelle istituzioni pubbliche? L’esperienza della Tavistock Clinic, M. Rustin

Riassunto. In questo contributo vengono prese in considerazione le consistenti trasformazioni che nel tempo la Tavistock Clinic ha affrontato per misurarsi con le richieste provenienti dal contesto politico – sociale e per rispondere alla complessità che caratterizza la domanda di intervento in età evolutiva nella fase attuale. Vengono riprese ed evidenziate le caratteristiche cruciali del modello Tavistock: la diffusione della psicoterapia dell’infanzia, adolescenza e della famiglia nel contesto istituzionale sia nella classica forma intensiva che attraverso adattamenti e estensioni del setting, l’impegno nella formazione di psicoterapeuti infantili ma anche di operatori dell’infanzia o dell’adolescenza. Vengono indicate quali attuali direttrici di sviluppo l’estensione degli interventi brevi rivolti a varie tipologie di utenza,fasce di età ed ordini di problematiche, ed il crescente interesse per la ricerca.

Deprivazione in adolescenza e intervento clinico di rete, F. Codignola

Riassunto. Ciò che viene presentato è uno strumento psicoterapeutico, Intervento Clinico di Rete, pensato in funzione del trattamento di adolescenti che sono parte di contesti psico-sociali complessi e multi-problematici. Nel lavoro, a partire dalla definizione del concetto di deprivazione, si stabilisce una connessione fra i dati provenienti dalla ricerca sperimentale sullo sviluppo del bambino e le caratteristiche psichiche e comportamentali di adolescenti che hanno, fin dalla prima infanzia, vissuto esperienze gravi e concrete di deprivazione e/o maltrattamento. Il mondo interno di questi ragazzi è esposto ad una massiccia dinamica di frammentazione e dispersione. L’ approccio qui descritto consente una sorta di “dislocazione” del luogo della cura dalla relazione “uno ad uno” caratteristica della psicoterapia individuale, spesso impraticabile per le specifiche caratteristiche del paziente, alle relazioni interne al micro-gruppo degli operatori psico-sociali che a vario titolo si occupano di lui. Il testo mette inoltre a fuoco, anche attraverso un esempio clinico, l’importanza della presa in carico, da parte del conduttore dell’ICR, dei vissuti controtransferali degli operatori coinvolti nel lavoro per avviare la ricomposizione e l’integrazione di un’immagine “tridimensionale” del giovane che potrà essere in seguito da lui stesso interiorizzata.

Il modello psicoanalitico applicato alle istituzioni tra continuità e discontinuità, S. Lanzon

Riassunto. L’autrice vuole sottolineare quanto l’oggetto psicoanalitico abbia vita difficile nelle istituzioni. Si assiste sempre più ad una burocratizzazione che porta inevitabilmente ad un restringimento e appiattimento del lavoro clinico. Più tempo per fare, per agire e meno tempo per pensare in linea con quanto avviene nella nostra società. Anche a livello di protocolli diagnostici il modello psicoanalitico si scontra con un iter improntato alla ricerca di dati oggettivabili e individuabili con test, questionari, schede di rilevamento al fine di valutare l’altro con una presunzione scientifica che non metta in gioco il terapeuta con il suo investimento emotivo. Contro questa tendenza generale, o meglio a fianco di certe modalità, la scelta di un modello psicoanalitico per fare l’assessment e la valutazione diagnostica può essere particolarmente interessante nei servizi che si occupano di salute mentale in età evolutiva. Si riportano brevemente due esperienze di terapia, con adolescenti in gruppo e individualmente, dove il lavorare psicoanaliticamente nel pubblico, costituisce una potenzialità sia rispetto al raggiungimento di casi gravi che per il lavoro di équipe quale punto di forza nel contesto istituzionale.

 

La psicoterapia in una comunità ad orientamento psicoanalitico per tardo adolescenti,R. Quintiliani

Riassunto. In questo articolo vengono presi in esame alcuni aspetti dell’intervento psicoterapeutico nella comunità terapeutica. Si parla in particolare della Comunità Reverie, comunità ad impostazione psicoanalitica per tardo adolescenti. L’intervento è multidisciplinare ed i ruoli e le figure che intervengono nella cura del paziente, sono vari. Vengono prese in esame, sottolineandone la funzione, alcune figure quali il Tutor, il conduttore del gruppo terapeutico, lo Psicoterapeuta Individuale, l’Operatore di Affidamento, il Direttore Clinico, il Supervisore. Vengono inoltre considerati come fondamentali i momenti di integrazione dei vari interventi attraverso le riunioni di equipe, le supervisioni, le assemblee.

 

“Vi ricordate come eravamo?” Gruppo, trasformazioni e contributo psicoanalitico, M.P. Ferrigno

Riassunto. Il presente contributo propone una riflessione sull’esperienza di un lavoro di gruppo realizzata all’interno di un servizio sanitario pubblico e rivolta ad alcuni adolescenti/giovani adulti con sindromi cliniche caratterizzate da aspetti di disabilità psichica con disturbi cognitivi ed immaturità psicoaffettiva e psicosociale. Il gruppo, condotto da due educatori professionali con formazione psicologica e supervisionato da uno psicoanalista, si è posto come il luogo della narrazione e della ri-costruzione della propria storia. La funzione di ascolto e il progressivo arricchimento e significazione delle singole storie sembra richiamare una funzione di rêverie e rappresentare per i singoli partecipanti un’esperienza introiettata di senso e di compiutezza identitaria.

 

Riflessioni sulla clinica

 Differenziazione ed integrazione: aspetti di tecnica nel lavoro psicoterapeutico con i bambini, G. Grauso

Riassunto. Il lavoro presenta un caso di psicoterapia intensiva condotto con una bambina di genitori immigrati, presso la Clinica Tavistock di Londra alla fine degli anni settanta. Descrive il processo di differenziazione ed integrazione di parti della personalità, studiato nella relazione transferale, con particolare attenzione ad aspetti di tecnica nell’individuazione di possibili collusioni in alleanze definite “anti-sviluppo”.