R&P Sommari 2008

Richard e Piggle
Studi psicoanalitici del bambino e dell’adolescente
(Il Pensiero Scientifico Editore)

Sommari Anno 2008 (Sommari del volume 16, n. 1,2,3)

Richard e Piggle. Volume 16, numero 1,  gennaio/aprile 2008

Focus:

Tra soma e psiche: il passaggio tra latenza e pubertà

Tra il non più e il non ancora: l’enigmatica articolazione tra latenza e adolescenza. M. Sapio

Riassunto. La scarsità dei lavori in letteratura attinenti il passaggio dalla tarda latenza alla fase peripuberale e preadolescente è sorprendente,data la frequenza di richieste di consultazione e di psicoterapia ed essendo un passaggio cruciale,quale si rivela in après-coup in sede di psicoterapia in età ulteriori.

Dopo una esposizione teorica di contributi recenti di psicoanalisti francesi che colgono l’interrelazione tra latenza e processo adolescenziale (Green, Gutton, Marty) ed un funzionamento mentale specifico detto “insulso” (Denis et al.), l’A. passa a considerare le espressioni cliniche del passaggio, quali il ricorso al corporeo, al percettivo, e le modifiche della relazione di transfert-controtransfert. Sottolinea, infine specifiche qualità e compiti richiesti al terapeuta al servizio di questo delicato passaggio e la preminenza che assumono alcune sue funzioni,di testimone e sostenitore silenzioso di autoesperienze, di garante di un potenziale senso psichico.

Richard e Piggle. Volume 16, numero 1,  gennaio/aprile 2008

Prima della tempesta? La prepubertà: problematiche psichiche e approccio clinico, D. Lucarelli

Riassunto. L’autrice propone una lettura dei primi tre romanzi di Harry Potter di J.K. Rowling  come una ricca metafora delle fantasie delle angosce e dei desideri che animano la preadolescenza. Questa fase dello sviluppo, che non ha un suo ambito definito e che si colloca tra la pubertà e l’adolescenza, è caratterizzata dalla diffusa inquietudine connessa all’aggiustamento psichico che accompagna le prime trasformazioni puberali. Il mondo di Harry Potter e dei suoi compagni ben rappresenta le complesse sfaccettature psicologiche ed evolutive del periodo cronologico che comprende gli anni che precedono la pubertà. Concludono l’articolo alcune considerazioni sull’approccio clinico con i ragazzi in questa fase che pone specifici problemi di tecnica.

Richard e Piggle. Volume 16, numero 1,  gennaio/aprile 2008

L’emergere della pubertà in un Sè fragile: breve storia clinica di un paziente di undici anni, L. Baldassarre

Riassunto. L’A. riferisce il percorso psicoterapeutico interrotto precocemente, di un paziente di 11 anni con un sintomo  di grave balbuzie. Il materiale clinico evidenzia le  sue difficoltà  a integrare i propri impulsi aggressivi e libidici rimessi in gioco dall’inizio della pubertà ma anche la remissione dei sintomi, anche se in un breve percorso terapeutico. L’A.  collega  le sintomatologie presenti nel paziente anche nella prima infanzia e nella latenza  e le lega ai processi emergenti della  pubertà imminente.

Richard e Piggle. Volume 16, numero 1,  gennaio/aprile 2008

L’uso della fantasticheria come modalità difensiva nel passaggio dalla latenza alla pubertà, C. Cirnigliaro, G. Terziani

Riassunto. Gli autori esplorano dal punto di vista teorico e clinico il fenomeno dell’uso della fantasticheria, come modalità difensiva, finalizzata a proteggersi dall’insorgere delle angosce specifiche dello sviluppo puberale. La fantasticheria, infatti, già attiva in età di latenza, può assumere un diverso valore in pubertà, subendo una variazione nel suo utilizzo al fine di evitare il lavoro psichico proprio di questa fase evolutiva (pubertario). Dopo una breve definizione teorica della fantasticheria come intesa da Winnicott, gli autori ne trattano l’utilizzo difensivo in un’ottica evolutiva, attraverso la presentazione di due casi clinici.

Richard e Piggle. Volume 16, numero 1,  gennaio/aprile 2008

Nolan, da superstite a calciatore. G. Valvo

Riassunto. L’autrice riporta il materiale clinico di una psicoterapia di un bambini adottato e mostra come la mancata elaborazione dei traumi precoci possa rendere più difficile al paziente il lavoro di messa in latenza e l’emergere delle tematiche pubertarie. La riorganizzazione dei rapporti con il mondo interno ed esterno, quale compito della fase di latenza, sembra rappresentare a tratti un rischio per l’acutizzarsi della vulnerabilità del Sé che, non potendo contare su di una effettiva maturità emotiva ed affettiva, risulta non pienamente equipaggiato per l’attivazione delle nuove modalità di funzionamento. In alcuni fasi della relazione terapeutica, si evidenzia come, da un lato, il riavvio dei processi dei processi di integrazione di base possa indurre troppo la regressione, ma anche come il confronto con i nuovi compiti evolutivi possano ostacolare l’affiorare delle nuove rappresentazioni del Sé. Il bisogno di riconoscimento nelle abilità di gioco, come tentativo di recupero nell’investimento narcisistico ma anche come ricerca di un oggetto vitale, sembrano aver costituito una nuova possibilità di costruzione della relazione terapeutica consentendo il confronto con altre tematiche.

Richard e Piggle. Volume 16, numero 1,  gennaio/aprile 2008

Dal confine fisico al confine psichico. Corporeità e potenzialità trasformativa nella relazione terapeutica, L. Usai

Riassunto. L’articolo è il resoconto clinico della prima fase del trattamento analitico di una bambina di dieci anni inviata in psicoterapia per una forma di inibizione intellettiva. Nel corso del trattamento, la piccola paziente diviene gradualmente capace di percepire di avere sia un corpo reale, con un interno in grado di contenere e proteggere i propri contenuti, che un mondo psichico dotato di confini, in grado di arrestare le incursioni di un mondo esterno percepito come fortemente minaccioso. In tale processo la gravidanza dell’analista, nel corso del terzo anno di terapia, dà alla paziente la possibilità di trovare un ancoraggio concreto sia alle fantasie sulla sua femminilità nascente che a quelle sulla sessualità adulta già attive anche se poco consapevoli. I cambiamenti corporei e la grande quantità di energia mobilitata, caratteristici di questa fase dello sviluppo e inizialmente vissuti con angoscia, vengono così messi al servizio della crescita e dell’attivazione sempre maggiore delle sue capacità cognitive e di riflessione su se stessa. 

Richard e Piggle. Volume 16, numero 1,  gennaio/aprile 2008

Il setting con gli adolescenti in Winnicott, C. Miglioli, R. Roseghini

Riassunto. Gli autori riflettono sugli elementi femminili e maschili nel senso winnicottiano di essere e fare : l’integrazione di questi elementi è essenziale nella costruzione dell’identità personale e dell’identità di genere dell’adolescente. Gli autori, attraverso l’analisi di un caso trattato da Winnicott, si concentrano in particolare sulla modulazione da lui operata nella relazione terapeutica di questi due elementi, al fine di evidenziarli per poi int4grarli. Nella sua modalità di lavoro egli oscilla tra il porsi come oggetto soggettivo ed oggetto oggettivo, fondanti dell’essere e del fare.

Richard e Piggle. Volume 16, numero 2 maggio/agosto 2008

Teoria e tecnica

Aspetti del processo dell’analisi infantile con riferimento al trattamento di una bambina in età di latenza, A. F. Joyce

Riassunto. Questo articolo sottolinea gli aspetti specifici del lavoro psicoanalitico con i bambini, specialmente dal punto di vista di Anna Freud e di quello Indipendente, utilizzando del materiale tratto dalla terapia di una bambina in età di latenza. L’autrice si concentra sulla complessità della relazione tra realtà esterna ed interna, sull’importanza dell’uso del gioco quale luogo privilegiato per comunicare sentimenti non direttamente fronteggiabili, in situazioni in cui la capacità dell’Io del paziente di regolare gli affetti attraverso la mediazione del pensiero è precaria.

Richard e Piggle. Volume 16, numero 2 maggio/agosto 2008

Riflessioni sulla clinica

Il “gioco della notte”: sull’enigma del sessuale infantile, M. L. Algini

Riassunto. L’Autrice si interroga su come intendere il “sessuale infantile”  lavorando su due situazioni cliniche che, a livelli diversi, pongono interrogativi cruciali. Riattraversando il pensiero di Freud, con il contributo di alcuni autori, evidenzia la difficoltà di pensare l’emergere del sessuale-presessuale nell’analisi con i bambini senza appiattirlo e imbrigliarlo  nelle categorie proprie della sessualità adulta, e di riconoscerne invece  la qualità e la dinamica profondamente diverse. Mette così in evidenza la complessità  delle funzioni che l’adulto analista si trova a  tenere in gioco nell’esperienza con i bambini.

Richard e Piggle. Volume 16, numero 2 maggio/agosto 2008

L’analista, il paziente e il gruppo di discussione clinica, C. Farina

Riassunto. Qual è il senso delle riunioni di discussione clinica?

Sono una parte importante ed impegnativa del tempo professionale dell’analista, eppure di esse si parla poco, vengono, per così dire, date per scontate.

A partire da una esperienza vissuta in un gruppo di aggregazione libera, centrato sulla clinica, l’autrice propone una riflessione su come l’ambito gruppale, inteso come gruppo di lavoro, può aiutare il terapeuta ad intervenire sul “problema” che crea una impasse nella relazione col paziente.

L’autrice, nell’avventurarsi sul duplice versante: relazione col paziente e relazione col gruppo, propone all’attenzione del lettore la funzione terza che il gruppo, in tale contesto, può assolvere, aiutando il terapeuta a rendere intelligibile al proprio psichismo non solo il vissuto del paziente, ma anche il proprio, a gettare cioè una luce sulla relazione nei casi in cui siano presenti nella coppia contenuti che sfuggono all’elaborazione.

Richard e Piggle. Volume 16, numero 2 maggio/agosto 2008

Diario clinico

Sullo sviluppo della capacità di giocare. Il caso di Alex, E. Fattirolli

Riassunto. Utilizzando il materiale clinico tratto dalla psicoterapia di un bambino anoressico di quasi tre anni vengono individuate tre fasi attraverso le quali il gioco si sviluppa nel lavoro terapeutico. Si parte dal presupposto che la capacità del bambino di accedere al gioco simbolico e di utilizzare il gioco come strumento di crescita del sé si fondi sulle esperienze primarie di gioco che il neonato ha con la madre. L’A. legge il materiale clinico individuando tre diverse modalità di gioco tra terapeuta e bambino che vanno dalla primaria creazione di uno “spazio giocoso”, all’uso del gioco come espressione degli oggetti interni e della conflittualità, al gioco come mezzo per elaborare i conflitti e favorire i processi d’integrazione.

Richard e Piggle. Volume 16, numero 2 maggio/agosto 2008

Psicoanalisi e Neuroscienze

I modelli di sviluppo del bambino e i processi proiettivi-introiettivi, G. Sasso

Riassunto. Secondo le tesi illustrate nell’articolo la sintonizzazione del bambino con la madre è intessuta di processi identificatori regolati nel cervello del bambino da una oscillazione introiettiva-proiettiva endogena (definita P-I), che fa da guida costante alla maturazione cerebrale. L’oscillazione proiettiva-introiettiva è indispensabile perché il sistema sensomotorio si sviluppi e faccia da tramite sicuro all’interazione con la madre e con l’ambiente. L’importanza fondamentale dell’oscillazione deriva dall’influenza materna sulla modulazione delle diverse dinamiche percettive-sensoriali in maturazione nel cervello infantile durante lo sviluppo: la madre, tramite sollecitazioni sensomotorie specifiche, può infatti modificarne le originarie dinamiche P-I, accentuandone le modalità proiettive o introiettive secondo alcune classi  tipiche. La dinamica P-I suggerisce i criteri di base per trattare in modo unitario i principali modelli teorici psicoanalitici, e inoltre confrontarli opportunamente con il modello di Bowlby, secondo un modello generale della maturazione cerebrale.

Richard e Piggle  vol. 16, n. 3  settembre/dicembre 2008

Focus: Trasmissione transgenerazionale e formazione dell’identità femminile nei disturbi alimentari dell’adolescenza

Disturbo alimentare, costellazione familiare e ascolto psicoanalitico nella adolescenza, R. D’Agostino, R. Di Lascio

Sommario. L’articolo affronta il tema dell’anoressia nell’adolescenza. La presentazione dell’inizio del trattamento psicoterapeutico di una ragazza e contemporaneamente di quello dei suoi genitori offre la possibilità di comprendere meglio la specificità e il peso che il mondo interno genitoriale ha sul figlio in tale periodo della vita. Nel caso riportato il fallimento dell’identificazione primaria è agito su un doppio versante, somatico e psichico, sia da parte della madre che della figlia. Le autrici sottolineano come la trasmissione transgenerazionale determini un potenziamento identificatorio delle modalità di soluzione dei conflitti intrapsichici anche a livello somatico e ritengono che le psicoterapie parallele, della ragazza e dei genitori, producendo una decollusione nella relazione, possano favorire il costituirsi di spazi privati del sé.

Richard e Piggle  vol. 16, n. 3  settembre/dicembre 2008

Dall’indistinto alla differenziazione attraverso il rispecchiamento omosessuale in una giovane paziente, M. Laganopoulos, D. Punzo

Sommario. Questo lavoro presentato, nella seconda giornata dedicata all’identità femminile, pone l’accento sulla complessità della relazione madre-figlia: Il corpo che unisce entrambe può generare confusione nella formazione del Sé della donna; la fusione, la proiezione,  l’estenzione narcisistica e la negazione della separatezza tendono a ricorrere frequentemente nel primo rapporto madre – figlia in quanto la madre è per la bambina sia oggetto d’amore che di identificazione.

La descrizione del caso clinico di una giovane anoressica, attraverso l’evoluzione della relazione analitica e l’emergere dei sogni, mostra come a volte, il viraggio verso l’omosessualità possa rappresentare un primo parziale abbozzo di ricerca identitaria al femminile.

La relazione omosessuale della paziente sembra trarre origine dal tentativo di sottrarsi alla simbiosi materna, in assenza di una funzione paterna separativa, che possa indurre ad una condizione depressiva profonda,  al fine di preservare la propria identità e la coesione dell’Io.

Richard e Piggle  vol. 16, n. 3  settembre/dicembre 2008

I colori degli affetti e loro trasformazione nel percorso identitario di una adolescente anoressica, F. Bonato

Sommario. In questo lavoro l’autrice descrive il processo analitico nello specifico della relazione. La paziente, un’ adolescente anoressica di 15 anni, presenta un vissuto interno caratterizzato da frammentazione e grave fragilità dell’io; l’odio primario e l’amore sono confusi e agiti in un corpo a corpo madre-figlia senza iniziale possibilità di modulazione.

Il sintomo anoressico rivela una grave angoscia separativa, ma al tempo stesso segnala il tentativo che la paziente mette in opera per distanziarsi dalla relazione simbiotica-fusionale con la madre. Tale posizione psichica, rappresentata dal “bianco accecante” dove l’adolescente si trova immersa, mostra l’assenza di forma del mondo interno, assenza che impedisce anche al corpo di prendere forma.

“Bianco” come difesa dall’ idealizzazione al fine di evitare il “nero”, le parti sporche e cattive, massicciamente proiettate nella madre vissuta come mortifera.

Il testo si articola come una narrazione clinica che mostra un aspetto fondamentale del lavoro analitico con questa paziente: accogliere e tollerare l’odio primario, contenere l’angoscia dell’impotenza, accettare di rimanere immobilizzati nel bianco accecante, fino al momento in cui l’oggetto ridurrà la sua persecutorietà. Si evidenzia con vari passaggi come questo andamento relazionale consenta l’inizio della modulazione e trasformazione degli affetti. Il corpo pulsionale inizia ad essere percepito e pensato, assume un proprio spazio ed entra nelle trasformazioni del tempo. La terapeuta può così essere utilizzata dalla giovane paziente come oggetto, anche se conflittuale, per l’identificazione secondaria e il percorso di individuazione e di integrazione del Sé può iniziare.

Il bianco e l’assenza : considerazioni su alcune valenze simboliche dell’elemento femminile nei due sessi, L. Celotto

Sommario. Questo lavoro ha proposto l’esplorazione di alcune tematiche simboliche presenti nella nostra cultura e riferibili al femminile. Le considerazioni teoriche si sono svolte a partire dalla descrizione del caso presentato nell’ articolo precedente, relative al trattamento di un’adolescente con un severo disturbo della sfera alimentare. Le riflessioni proposte hanno riguardato il significato di queste stesse espressioni simboliche ed il collegamento ipotizzabile con alcune espressioni e manifestazioni sintomatiche; non ultima, la particolare qualità della relazione d’oggetto riscontrata in altri contesti clinici e nel caso di anoressia presentato.

Riflessioni sulla clinica

Richard e Piggle  vol. 16, n. 3  settembre/dicembre 2008

Nella radura dell’essere: la conclusione della terapia nel lavoro psicoanalitico con i bambini e gli adolescenti, R. Bertolini

Sommario. Nell’articolo viene affrontato il tema della fine nel lavoro psicoanalitico e psicoterapico con i bambini e gli adolescenti. Dopo aver discusso l’importanza dell’argomento per la professione e la formazione dello psicoterapeuta infantile, l’Autore delinea tre principali tipi di fine analisi: le conclusioni concordate, le conclusioni traumatiche per fattori interni e le conclusioni premature per fattori esterni. Seguono poi le interviste virtuali a cinque grandi psicoanalisti infantili, a cui viene chiesto quali sono nella loro opinione i criteri principali per decidere se un paziente é pronto a riprendere la sua vita senza il sostegno della terapia. Il lavoro si conclude con la discussione delle idee dell’Autore sull’argomento e la presentazione di un modello interpretativo dei fenomeni osservati all’interno della stanza di consultazione nelle fasi conclusive del processo analitico, che tiene conto dei differenti modi in cui il transfert infantile si manifesta nei bambini e negli adolescenti.

Diario clinico

Richard e Piggle  vol. 16, n. 3  settembre/dicembre 2008

“Posso essere a modo mio?” L’esperienza di psicoterapia con un bambino affetto da paralisi cerebrale, F. Zambonin

Sommario. L’articolo tratta della psicoterapia a frequenza settimanale in corso da otto anni con un ragazzo in carrozzina, affetto da una grave forma di paralisi cerebrale infantile con severa compromissione del linguaggio espressivo, scarsamente comprensibile. E’ descritta la difficoltà iniziale nel trovare un linguaggio e/o un gioco comunicativo che potessero consentire al paziente, così seriamente limitato, la narrazione di storie emotivamente significative. Un elemento di svolta sembra essere la richiesta del paziente al terapeuta all’interno di un gioco, di provare a muoversi come fa lui, dove sembra chiedergli una partecipazione e condivisione diretta alla sua condizione. In seguito si ridurrà il controllo esercitato con tirannia nel transfert dal paziente e avranno maggiore rilievo momenti di vicinanza e condivisione del dolore e della disperazione. Vengono inoltre presentati alcuni particolari aspetti della relazione del ragazzo con i genitori e si fa riferimento ad elementi teorici relativi la condizione di trauma famigliare. La terapia si sviluppa fino all’inserimento lavorativo, momento in cui il paziente è in grado di affermare la possibilità e il desiderio di fare “a modo suo”.