R&P Sommari 2007

Richard e Piggle
Studi psicoanalitici del bambino e dell’adolescente
(Il Pensiero Scientifico Editore)

Sommari Anno 2007
Richard e Piggle. Volume 15, numero1, gennaio/aprile 2006

Teoria e tecnica:

Il rovesciamento dei ruoli e la dissociazione del Sé: una “forma di ricordo” poco illuminata dalla letteratura psicoanalitica, F Borgogno, M. Vigna Taglianti. Pag. 1-21

Riassunto. Gli Autori esplorano dal punto di vista teorico e clinico il fenomeno del rovesciamento dei ruoli, una particolare forma di ripetizione transferale che può riproporsi più o meno continuativamente sullo scenario analitico attraverso l’identificazione inconscia del paziente alle difese e alla cultura psichica del genitore con concomitante dissociazione nell’analista di aspetti sofferenti del sé infantile. Brevi flash clinici a conclusione illustrano alcune delle modalità con cui questo processo inter-intra-psichico viene messo in atto nell’onda lunga del trattamento analitico di bambini, adolescenti e adulti.
Voci bibliografiche n.54

Richard e Piggle. Volume 15, numero1, gennaio/aprile 2006

Focus:
L’ affidamento dei minori. Problematiche e prospettive

Il bambino e i Servizi Socio-Psicologici nell’ “Affidamento dei Minori”, S. Grimaldi. Pag.27-32

Riassunto. Dopo aver fatto riferimento all’evoluzione nella pratica dell’Affidamento dei Minori – dalla collocazione logistica al farsi carico della situazione globale che coinvolge i minori e la loro famiglia – si sottolinea il lavoro dei Servizi Specialistici in tale evenienza.
Da questo punto di vista, nell’affidamento dei minori, si mettono in atto processi che tendono al recupero delle potenzialità umane ed alla restituzione dei minori alle famiglie d’origine.
Se tuttavia tale obiettivo non è perseguibile, bisognerà attivare energie e risorse che tengano principalmente conto della specificità dell’essere umano nel suo processo di crescita, che in tali casi è stato difficoltato a causa dei traumi della interruzione della continuità.
Tale lavoro non può che essere avviato da servizi specialistici adeguatamente formati e dediti a tale compito, che attua una importante valenza sociale di prevenzione.
Voci bibliografiche n.4

Richard e Piggle. Volume 15, numero1, gennaio/aprile 2006

Le vicissitudini dell’affidamento, S. Frinolli. Pag. 33-41

Riassunto. Le norme giuridiche inerenti l’affidamento familiare dei minori che per i più vari motivi non possono vivere nella propria famiglia – così come quelle relative all’adozione – negli anni sempre più hanno considerato i minori quali titolari di diritti, grazie ai cambiamenti culturali e alle più approfondite conoscenze teorico-cliniche relative al peculiare modo di essere dei soggetti in età evolutiva. Accanto alle luci, tuttavia, permangono zone d’ombra, soprattutto nelle prassi operative dei molteplici soggetti istituzionali chiamati a tradurre in azioni coerenti le affermazioni di principio contenute nelle leggi.
Voci bibliografiche n.11

Richard e Piggle. Volume 15, numero1, gennaio/aprile 2006

Le problematiche psicologiche dei bambini in affidamento, R. Colarossi. Pag.42-51

Riassunto. Il lavoro analizza le problematiche dell’affidamento, e le conseguenti difficoltà psicologiche, affettive e relazionali che possiamo osservare nei bambini affidati.
I tre momenti più significativi della vicenda “affidamento” sono anche i più critici e possono diventare concausa di malessere e difficoltà psichiche: la famiglia d’origine può essere inadeguata e disturbante, il momento di passaggio e il distacco dalla famiglia possono essere traumatici se non sostenuti adeguatamente, ed infine le istanze che si occupano del bambino in affido debbono poter trovare un giusto equilibrio e una sana comunicazione tra loro per poterlo sostenere.
Alcune delle problematiche trattate vengono evidenziate da due esempi clinici.
Voci bibliografiche n. 21

Richard e Piggle. Volume 15, numero1, gennaio/aprile 2006

Alcuni vissuti di bambino, famiglia, operatori coinvolti nell’Affidamento familiare, S. Maccioni. Pag. 52-62
Riassunto. L’articolo riporta alcuni vissuti di bambino, famiglia e operatori coinvolti nel processo dell’Affidamento Familiare. Propone una lettura dell’Affidamento come possibile “area transizionale”, prima ancora di pensarlo come esperienza sostitutiva-riparativa. Riflette sui vissuti fantasmatici (anche transgenerazionali) delle famiglie d’origine e affidataria. Considera alcune emozioni e difficoltà degli operatori coinvolti nella gestione dei casi in affido.
Voci bibliografiche n. 7

Richard e Piggle. Volume 15, numero1, gennaio/aprile 2006

Due fratelli in affidamento: modificazioni dei loro ambienti e trasformazioni interne, B. Amabili, M. Griffo. Pag. 63-74

Riassunto. Le autrici ripercorrono le vicende cliniche di due fratelli affidati, all’età di sei e sette anni, ad una famiglia che presto chiede aiuto per le problematiche che incontra.
Il fallimento delle cure materne e l’inadeguatezza del padre conducono verso un esperienza traumatica che lascia i bambini alle prese con l’elaborazione della deprivazione e con la ricerca di una possibile organizzazione di un mondo interno caotico e confuso.
Si analizzano il tragitto psicoterapeutico, le modificazioni avvenute nei fratelli e i movimenti trasformativi delle famiglie. Tra questi due poli l’elemento terzo della psicoterapia ha funzionato anche come riferimento forte in grado di nutrire, differenziare e spingere delicatamente verso la crescita.
Voci bibliografiche n.

Richard e Piggle. Volume 15, numero1, gennaio/aprile 2006

Riflessioni sulla clinica

La metafora nella clinica del trauma: un ponte verso la creazione di sensi mai nati, I. Scali, F. Bonello, E. Ferruzza. Pag. 75-90

Riassunto. In questo lavoro le Autrici si propongono illustrare il ruolo che la metafora può avere nella comunicazione psicoterapeutica con pazienti che presentano un funzionamento primitivo, esito di condizioni traumatiche precoci. L’esperienza traumatica, allorché si verifica nelle prime fasi dello sviluppo, può costituire un vero e proprio attacco alla nascita della mente, lasciando il bambino in balia di sensi mai nati psichicamente. La metafora, grazie alla sua capacità di toccare e di parlare per immagini, può essere utilizzata proprio per aiutare il paziente a sviluppare l’attività di pensiero e le funzioni simboliche. In tal senso essa sembra svolgere una funzione eminentemente costruttiva, così come emergere dalla psicoterapia di Aldo.
Voci bibliografiche n. 19

Richard e Piggle. Volume 15, numero 2, maggio/agosto 2007

Teoria e tecnica:

Melanie Klein e la rimozione: studio di alcuni appunti inediti del 1934, R.D. Hinshelwood !

Riassunto. Nei Melanie Klein Archives sono state ritrovate quindici pagine di appunti inediti risalenti all’inizio del 1934, un momento fondamentale nell’evoluzione di Melanie Klein. All’epoca, nel 1934, ella stava abbandonando il campo dell’analisi infantile, ripensando e rivedendo al contempo la propria fedeltà alla teoria delle fasi libidiche di sviluppo di Karl Abraham. Le Note, dal titolo ” Meccanismo primitivo di rimozione”, ci mostrano una Klein alle prese con quelle che poi sarebbero diventate le sue caratteristiche teorie della posizione depressiva e della posizione schizo-paranoide. Sebbene le Note precedano l’articolo presentato da M.Klein al Congresso della IPA nel 1934, esse mostrano anche le origini dell’accento posto in fine dalla Klein e dai suoi seguaci sulla “scissione” piuttosto che sulla rimozione. Le Note illuminano il modo in cui la Klein lavorava clinicamente all’epoca. Si percepisce l’aumento della sua auto-stima mentre si allontana dalle teorie e dalle tecniche classiche. Le sue idee si basavano su una grande attenzione ai dettagli del proprio materiale clinico, piuttosto che su un approccio diretto ai problemi teorici. Le Note presentano il suo metodo di giungere faticosamente alle proprie conclusioni e ci offrono la possibilità di cogliere le radici della successiva controversia riguardante il pensiero kleiniano.
Voci bibliografiche n 45

Focus:
I mille volti dell’aggressività in adolescenza

Richard e Piggle. Volume 15, numero 2, maggio/agosto 2007

Dinamiche narcisistiche nell’autolesionismo adolescenziale, I. Ruggiero

Riassunto.Da Winnicott in poi, molti psicoanalisti hanno segnalato la fondamentale funzione dell’ambiente in adolescenza, di quello genitoriale in particolare. L’articolo mostra, attraverso un ampio e dettagliato resoconto clinico, gli effetti devastanti che l’abbandono da parte di un genitore può avere su un adolescente già provvisto di un bagaglio narcisistico piuttosto deficitario per le carenze insiste nelle relazioni primarie. Nel caso descritto, il trauma adolescenziale ha travolto un senso di sé già piuttosto precario, generando angosce di annichilimento e di perdita del sé, affrontate dall’adolescente con ripetuti agiti sessuali sempre più pericolosi e sempre più compulsivi – che hanno via via assunto una connotazione più perversa – la cui funzione basale sembra quella di evitare un crollo sentito come minacciosamente incombente.
Voci bibliografiche n. 37

Richard e Piggle. Volume 15, numero 2, maggio/agosto 2007

L’analisi di due adolescenti tra aggressività e contenimento, C. Carnevali, C. Rosso

Riassunto. Le Autrici esplorano l’evoluzione della relazione transferale-controtransferale in due adolescenti con vissuti traumatici precoci, focalizzando l’attenzione sull’asse trauma-aggressività nelle sue numerose declinazioni. In queste pazienti, un difetto del contenitore originario, che si traduce in una fragilità dell’involucro pelle, porta ad una perturbata capacità di simbolizzazione collegata ad una rêverie materno-infantile probabilmente insufficiente.
Le incisioni, i piercing e i tatuaggi rinviano ad una esaltazione della sensorialità tattile onde saggiare la differenza tra interno ed esterno alla ricerca delle frontiere tra il Sé e il non Sé. Nel lavoro analitico, il controtransfert delle Autrici è messo inizialmente a dura prova per lo sviluppo di un transfert primitivo non verbale che si struttura secondo una modalità percettivo visiva. In seguito, il transfert narcisistico che si è andato delineando, attraverso l’emergere dei sentimenti di rabbia e aggressività contenuti da una “funzione interpretante”, può approdare ad una relazione terapeutica “riparativa” in grado di resistere agli attacchi distruttivi.
Voci bibliografiche n. 35

Richard e Piggle. Volume 15, numero 2, maggio/agosto 2007

Aggressività, violenza e sviluppo emozionale in infanzia e adolescenza, P. C. Verde

Riassunto. L’aggressività come dotazione biologica primaria risulta indispensabile alla sopravvivenza dell’individuo. Tuttavia, nello strutturarsi della personalità attraverso le relazioni interpersonali, un’esperienza continua di mancato sintonizzazione bambino-genitore può interferire sulla declinazione più o meno ostile dell’aggressività e rendere difficile la differenziazione tra le due modalità di pensiero e di relazione. Una scarsa sintonizzazione e disponibilità emozionale genitoriale verso il bambino e il fraintendimento ambientale delle manifestazioni infantili possono nel tempo strutturare nell’individuo una minore capacità di tollerare le tensioni e di autoregolarsi nonché una sovrapposizione tra la sana affermazione di sé (sostenuta dall’aggressività/calda) e l’aggressività ostile (espressione di una aggressività fredda). Si inserisce in questo quadro il tema del trattamento di pazienti, anche molto giovani, in cui l’affermatività del Sé si sviluppa patologicamente, come attacco all’altro, al legame e alla relazione con l’altro e come letale attacco al Sé.
Voci bibliografiche n. 27

Richard e Piggle. Volume 15, numero 3, settembre/dicembre 2007

Focus:
Il pensiero e l’opera di Donald Meltzer

Lo sviluppo delle relazioni oggettuali precoci nell’ opera di Meltzer. L. Carbone Tirelli, R. Quintiliani

Riassunto. Meltzer colloca la sua opera tra una teoria delle relazioni oggettuali- Klein- ed una teoria del Pensiero- Bion-. I lavori sull’autismo e la collaborazione con Esther Bick, lo inducono a nuove riflessioni sui rapporti tra dimensionalità e relazioni d’oggetto e lo portano ad ipotizzare un’identificazione adesiva accanto all’identificazione proiettiva. Tale ipotesi, che si rivela efficace nella lettura e nel trattamento di molti fenomeni rilevati nella pratica clinica, come si evince dalle esemplificazioni riportate, lascia aperto ancora nei suoi ultimi scritti, il quesito sulla ricaduta che tali ipotesi comportano sul corpus teorico a cui Meltzer si riferisce.

Richard e Piggle. Volume 15, numero 3, settembre/dicembre 2007

Stati primitivi della mente nel pensiero di Donald Meltzer. A. Sabatini Scalmati
Riassunto. L’articolo, dopo aver brevemente presentato le linee teoriche che sostengono il pensiero di Meltzer, si sofferma su due momenti principe della sua speculazione. La ricerca sugli spazi mentali, centrale nel suo lavoro con i bambini autisti e con gli psicotici, e il ruolo della Ôbellezza’, cioè delle intense percezione che accolgono l’essere umano nel periodo perinatale. Meltzer, attorno alla luce della Ôbellezza’, al conflitto che il venire alla luce reca con sé e alle capacità materne di accogliere e contenere questi germinali stati emotivi, tesse la sua originale ipotesi del “conflitto estetico”.
Richard e Piggle. Volume 15, numero 3, settembre/dicembre 2007

Il contributo di D. Meltzer alla comprensione dell’autismo: pensare le esperienze emotive. M. A. Lucariello

Riassunto. L’autrice intende descrivere alcuni concetti chiave del pensiero di D. Meltzer sull’autismo e la loro evoluzione nel tempo. La scoperta che la fenomenologia autistica è caratterizzata dalla compresenza di due diversi stati mentali conduce Meltzer alla definizione del concetto di smontaggio in correlazione con la mancata creazione di uno spazio interno e la carenza nella capacità di utilizzare l’identificazione introiettiva e proiettiva.
L’ apporto teorico di Bion sugli stati primitivi della mente influenza successivamente Meltzer nel suo ininterrotto tentativo di comprendere quali ostacoli incontri il bambino autistico nella rappresentazione delle esperienze emotive, nell’ambito della relazione primaria.
Il lavoro si conclude con una breve sintesi di un caso clinico supervisionato che evidenzia la complessità di un approccio a stati arcaici dello sviluppo e l’importanza della capacità di immaginazione creativa ,secondo l’intuizione dell’ultimo Meltzer.

Richard e Piggle. Volume 15, numero 3, settembre/dicembre 2007

Claustrum. La dimensione spaziale della vita mentale nel pensiero di D. Meltzer. S. Maiello

Riassunto. L’articolo ripercorre l’evoluzione del pensiero di Donald Meltzer che portò alla formulazione del concetto di claustrum, sullo sfondo della sua visione spaziale del funzionamento della mente. La dimensionalità del funzionamento mentale trova una delle sue espressioni nella concezione della geografia degli spazi interni dell’oggetto interno, i quali vengono suddivisi da Meltzer in tre compartimenti dalle caratteristiche specifiche (testa/seno, genitale e retto).
L’autrice prende in esame le diverse funzioni dell’identificazione proiettiva (Klein, Bion), in modo da circoscrivere la modalità proiettiva specifica (identificazione proiettiva attiva e intrusiva) che porta al fenomeno di claustrum.
La formulazione del concetto di claustrum è il frutto dell’incontro tra la concezione spaziale del funzionamento mentale e l’uso intrusivo dell’identificazione proiettiva. Vengono esaminate le differenze qualitative tra identificazione proiettiva intrusiva e immaginazione.
Il fenomeno di claustum, ossia le angosce a carattere claustrofobico, si presenta, secondo la visione di Meltzer, ogni volta che l’oggetto interno intruso risponde alla violazione dei propri confini imprigionando il soggetto intrusore.
Due casi clinici di bambini permettono rispettivamente di osservare il passaggio rapido da un compartimento intruso dell’oggetto interno ad un altro, e di percepire la differenza qualitativa tra identificazione proiettiva intrusiva e immaginazione/intuizione.

Richard e Piggle. Volume 15, numero 3, settembre/dicembre 2007

Il processo psicoanalitico di Meltzer. G. Lisa Milana

Riassunto. L’articolo parte dall’idea, che è anche una dichiarazione dell’autore, che “Il Processo Psicoanalitico” non è un libro sulla tecnica ma sulla teoria della tecnica.
Meltzer indaga su ciò che sta dietro il discorso che intercorre tra analista e analizzando; l’articolo cerca di individuare i nessi che mettono questa opera in relazione con il contesto culturale che funge da matrice e da sfondo; tale contesto è costituito dal pensiero psicoanalitico inglese di ispirazione kleiniana e da quello della scuola argentina, derivato dal primo e ricco, a sua volta, di elaborazioni originali.
Per rendere il confronto più puntuale l’articolo si concentra sulle relazioni intercorrenti tra lo scritto di Meltzer e quelli di due autorevoli rappresentanti delle due scuole: Bion e Bleger.
Le argomentazioni dell’articolo sono organizzate come risposte al perché il processo del trattamento analitico debba considerarsi “naturale” e perché il suo andamento sia inevitabilmente “ciclico”.
L’articolo si chiude con due brevi annotazioni sul raffronto tra analisi con gli adulti e analisi con i bambini, e soprattutto su quali sono i caratteri, ritenuti da Meltzer fondamentali e irrinunciabili, per un buon lavoro analitico, essi sono: una piena autonomia di pensiero dell’analista vissuta e attuata all’interno di un regime di rigorosa disciplina intellettuale e personale.

Richard e Piggle. Volume 15, numero 3, settembre/dicembre 2007

Diario Clinico
La storia di Simona, la bambina non vista. Un percorso di osservazione in un contesto a rischio. B. De Rosa

Riassunto. L’articolo presenta un percorso di osservazione svolto in un contesto ad alto rischio psico-sociale e, in particolare, il caso di una bambina dai tratti problematici inizialmente poco visibili. Il lavoro di osservazione, durato due anni, si inscrive nel progetto sperimentale Nidi di mamme.
Per quanto il lavoro svolto sia stato forzosamente interrotto dal passaggio alla scuola materna, la relazione osservativa costruita negli anni ha consentito di attivare un processo di trasformazione di cui si sono visti gli effetti nelle piccole, importanti, acquisizioni della bambina: da un’iniziale passività quasi sacrificale, Simona ha acquisito la capacità di esprimere il dolore e la rabbia, manifestando i suoi bisogni e lottando per essi; da un isolamento pressoché totale ha iniziato ad interagire con i coetanei, utilizzando un tono di voce sufficientemente elevato da farsi sentire; ha raggiunto il controllo degli sfinteri e, grazie al lavoro parallelo svolto con la madre, quest’ultima ha potuto gestire la separazione in modo più morbido e più attento ai tempi lenti della figlia. Rimane una preoccupante tendenza verso modalità relazionali compiacenti che avrebbero certamente richiesto un tempo di lavoro ben più lungo di quello a disposizione.

Richard e Piggle. Volume 15, numero 3, settembre/dicembre 2007

“Non toccate mio figlio: l’ombra di sé e dell’oggetto in una consultazione genitori-bambino”. P.Velotti, F.Gigli
Riassunto. In molti casi il fallimento della consultazione può essere l’esito di un ritardato riconoscimento, da parte del terapeuta, dell’intensità dei sentimenti di vergogna che frequentemente si accompagnano all’esplicitarsi dell’aggressività. Esperienze cliniche come quella in questione sollecitano ad interrogarsi su cosa avvenga quando un genitore, che si è accostato ad un percorso diagnostico con disponibilità e desiderio di soffermarsi a riflettere, decide improvvisamente ed irrevocabilmente di non proseguire oltre, mettendo in luce il ruolo dell’aggressività genitoriale e le insidie che si attivano quando quest’ultima, talora solo parzialmente rintracciabile e spesso nascosta dietro un apparente “affidamento” al terapeuta, non viene trattata.
Spesso, infatti, le coppie si confrontano con la rabbia, la delusione e la paura legati al non riuscire a comprendere il loro bambino, tuttavia si trovano intrappolati dalla loro storia e dai propri conflitti: è solo quando si è costruito uno scenario di sicurezza e attraverso il riconoscimento della colpa e della vergogna da parte dei genitori che può aver luogo il processo di comprensione del proprio figlio. Diviene, dunque, tanto più evidente la delicatezza del compito del terapeuta, che può essere vissuto ma anche incautamente trasformarsi in severo giudice, nel confrontarsi con un sentimento in cui i genitori si vivono come impotenti ed intrappolati in una situazione umiliante.

Richard e Piggle. Volume 15, numero 3, settembre/dicembre 2007

Il lavoro psicoanalitico nelle istituzioni e nei servizi

La storia di Simona, la bambina non vista. Un percorso di osservazione in un contesto a rischio, B. De Rosa
Riassunto. L’articolo presenta un percorso di osservazione svolto in un contesto ad alto rischio psico-sociale e, in particolare, il caso di una bambina dai tratti problematici inizialmente poco visibili. Il lavoro di osservazione, durato due anni, si iscrive nel progetto sperimentale Nidi di mamme. Per quanto il lavoro svolto sia stato forzosamente interrotto dal passaggio alla scuola materna, la relazione osservativa costruita negli anni ha consentito di attivare un processo di trasformazione di cui si sono visti gli effetti nelle piccole, importanti acquisizioni della bambina: da una iniziale passività quasi sacrificale, Simona ha acquistato la capacità di esprimere il dolore e la rabbia, manifestando i suoi bisogni e lottando per essi; da un isolamento pressoché totale ha iniziato ad interagire con i coetanei, utilizzando un tono di voce sufficientemente elevato da farsi sentire; ha raggiunto il controllo degli sfinteri e, grazie al lavoro parallelo svolto con la madre, quest’ultima ha potuto gestire la separazione in modo più morbido e più attento ai tempi lenti della figlia. Rimane una preoccupante tendenza verso modalità relazionali compiacenti che avrebbero certamente richiesto un tempo di lavoro ben più lungo di quello a disposizione.