Chiamami col tuo nome. Commento di Aurora Gentile

Chiamami col tuo nome

Commento di Aurora Gentile

Chiamami col tuo nome (Call me by your name), è un film del 2017 del regista Luca Guagagnino, con la sceneggiatura di James Ivory, premio Oscar 2018 per la migliore sceneggiatura non originale.

Il film, tratto dall’omonimo libro di André Aciman (Grasset, 2007), premio Lambda Literary come miglior romanzo gay nel 2007, ha riscosso un successo folgorante (in lizza per tre Golden Globes, di cui uno per miglior film drammatico, e premiato nel 2017 al Sundance) e completa “la trilogia sul desiderio” del regista, dopo Amore e A bigger splash. Il libro racconta lo sboccio sensuale di un primo amore di un adolescente per un ragazzo di poco più grande. E’ stato molto apprezzato dalla comunità LGBTQ, (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender, Queer), dove Q sta anche per Questionning: domandarsi, vale a dire domandarsi di che tipo di sessualità sia una persona e lasciare in sospeso la sua identità sessuale. “Domandarsi” è anche la posizione di Elio, l’adolescente protagonista, che Guadagnino appare in effetti collocare sul crinale di una domanda, più che sull’assunzione di una chiara scelta d’oggetto: Elio sembra posto di fronte a un enigma, l’enigma del sessuale, ed è proprio con la musica di Mistery of love che comincia la storia.

C’era una volta.

Fa da sfondo un’opulenta estate italiana, nella campagna cremasca, una stagione breve ma perfetta per la relazione effimera dell’uomo (adolescente) con il suo desiderio.

C’era una volta Elio, un adolescente di 17 anni, colto e curioso. Di origini ebraiche, si muove a suo agio fra tre culture diverse e tre lingue diverse: inglese, francese e italiano. La madre è traduttrice, il padre, uno studioso di culture greco-romane. E’ un lettore appassionato e si separa dai suoi libri soltanto per suonare Bach al piano o alla chitarra, per parlare con i suoi genitori al momento dei pasti o per flirtare con la sua amica Marzia. Due volte l’anno, Elio viene a passare le sue vacanze con i familiari nella cornice idilliaca della villa di famiglia. Lo si ritrova a prendere il sole, in un contatto quasi carnale con la natura. La sua vita si svolge con una lentezza contemplativa che immobilizza il tempo, una lentezza che permette il risveglio dei sensi per lasciare il tempo di assaporare ogni sensazione, ogni piccolo dettaglio, un cocktail sensoriale, olfattivo, visivo e tattile, in cui è in primo piano il corpo acerbo del ragazzo. I personaggi non hanno fretta (di crescere?, così sembrerebbe per Elio).

C’era una volta Oliver, un giovane universitario americano di origine ebraica, splendida creatura bionda dal portamento virile che entra nella proprietà al volante di una vettura sportiva rossa. E’ ospite della famiglia per lavorare alla sua tesi con il padre di Elio e porta con sé il suo sorriso americano, la libertà d’espressione così come la stella di David, simbolo che cattura subito lo sguardo di Elio. Oliver è ricevuto dai genitori come membro della famiglia. Isolata nel cuore della natura, questa casa crea la possibilità di una grande libertà di spirito: la famiglia Perlman accoglie anche i figli dei vicini, i loro amici omosessuali, una coppia di italiani chiassosi, così come i primi turbamenti amorosi dei figli. Dal momento che Oliver fa la sua apparizione nella casa, Elio progressivamente si allontana da Marzia. La sua attenzione si focalizza sempre di più sul giovane uomo. Lo osserva in segreto senza farne parola con nessuno. Il suo desiderio resta per un pò muto, interdetto: si legge attraverso gli sguardi furtivi, i gesti, la mimica, i toccamenti accennati, ed emerge per Elio come emerge dalle profondità oceaniche la statua antica di un torso maschile, ritrovata dal padre in una scena di grande potenza espressiva. Siamo sin dall’inizio sulle tracce di un enigma, piccoli indizi ci fanno intravedere un lato oscuro del ragazzo, impegnato com’è nel ritmo un po’ monocorde di questa comoda e piacevole vita a trascrivere su fogli le partiture musicali, fitte note che riempiono i pentagrammi di melodie di cui pare voler trovare la chiave. Una piccola frase musicale s’impone sin da subito. Elio suona alla chitarra un’aria di Bach, in seguito la suona alla maniera di Litz, e infine alla maniera di Busoni. E quando gli si domanda di suonarla come l’ha scritta Bach, risponde che non sa più se davvero Bach ne è l’autore. Un passaggio che sembra illuminare la particolare situazione psichica dell’adolescente Elio, proprio in apertura del film: trascrizioni di origine sconosciuta che bloccano i processi di transito del ragazzo, che ricordiamolo ha 17 anni, dall’infanzia alla condizione di giovane adulto. Un disordine simbolico, perché sembra che Elio non possa più conformarsi alle relazioni convenzionali del suo mondo. E forse non è un caso che sarà la piccola frase musicale a catturare l’attenzione di Oliver, oggetto sconosciuto che si mette a brillare per Elio, (qui ritroviamo la passione di Aciman per Proust nella citazione della piccola frase musicale di Vinteuil che ha fatto innamorare Swann, preludio all’amore che sta per sbocciare). La bellezza del film è proprio quella di iscrivere il colpo di fulmine e il gioco di seduzione che si fa sempre più manifesto, carico di erotismo ma pudico, in un ambiente complesso che lega i suoi personaggi alla natura, alla piccola società che gravita intorno alla grande casa, ma anche a un passato millenario. L’archeologia difatti opera come una metafora-matrice, permette di pensare, che i processi d’individuazione in cui è impegnato Elio, sono una sedimentazione fluida di strati di storia (la sua personale e quella della società in cui vive) e di cultura che non chiede che di essere fecondata dall’incontro con un’alterità. L’oggetto del colpo di fulmine sembra in effetti risolvere un problema, anche se Elio non sa di che problema si tratti.

Oliver appare come un doppio di Elio, potrebbero sembrare identici, maschi, ebrei, americani (Elio a metà), un’identità rinforzata dal fatto che Oliver è ospitato nella camera di Elio, e che questi gli dice: “Chiamami col tuo nome”. Elio sembra alla ricerca di un partner che gli permetta di amarsi (in un’inquadratura all’inizio del film vediamo Elio guardarsi inquieto in uno specchio, insonne e annoiato). Forse Elio come ogni adolescente desidera semplicemente scoprire ciò che vuole, ciò che non sa. Per fare questo ha bisogno di superare un limite, oltrepassare una barriera, suonare a modo suo, con le sue regole, come se avesse bisogno di una difficoltà, un impedimento, un interdetto per appoggiarvi il valore psichico dell’amore. Ma perché Elio non s’innamora della sua bella coetanea Marzia, forse perché questa è troppo comprensiva, troppo materna? Elio regala a Marzia un libro di poesie di Antonia Pozzi (1912-1938), una grande poetessa italiana, poliglotta come Elio, morta suicida a 26 anni. I suoi biografi, attribuiscono alla perdita di un amore giovanile per un suo professore la discesa melanconica verso l’esito finale. Che su Elio gravi l’impronta materna di un femminile melanconico, inaccessibile, da cui prendere le distanze? Come psicoanalisti potremmo riflettere qui fino a che punto il funzionamento psichico in questo periodo dell’esistenza è potenzialmente in legame con gli eventi infantili o, al contrario, deve essere compreso come un compromesso attuale tra le poste in gioco topiche, dinamiche e soprattutto economiche al momento dell’incontro con l’altro.

Guadagnino, ha dichiarato in un’intervista che non ha inteso fare un film gay, ma solo un film su due persone, e che il suo film non ha nessuna aderenza a una sorta di costrutto identitario di genere, relativo a categorie che nascono dalle fondamentali rivendicazioni dei diritti civili. Ma il desiderio e i diritti civili non vanno a braccetto. Il desiderio insomma non può essere incasellato ed è effimero.

L’estate termina come termina la relazione amorosa tra Elio e Oliver, non certo senza dolore, ma il dolore aiuta a crescere.

E poi c’è la neve. Il film si chiude col rito ebraico del Natale e la canzone “Vision of Gedeon”, di cui alcune frasi compaiono sullo schermo: “E’ un video? E’ un video?”. Cosa ci suggerisce? Che si tratti di un sogno o di una visione, sarà il tempo a dirlo. Il riferimento al Libro dei Giudici e a Gedeone “il più piccolo nella casa di suo padre”, in chiusura, ci rinvia in definitiva alla difficoltà di affermare un’unica visione della realtà.