Resoconto Convegno Milano, Famiglie in difficoltà: lutto e maltrattamenti sono riparabili? A cura di Annaluisa Grossi

Resoconto della prima giornata del Convegno Aippi svoltosi a Milano il 24.03.2018

Famiglie in difficoltà: lutto e maltrattamenti sono riparabili? Diagnosi e cura.

A cura di Annaluisa Grossi

 

Il primo seminario dei tre previsti su questo tema si è svolto a Milano il 24 marzo 2018 con il patrocinio dell’ Ordine degli Psicologi della Lombardia presso la sede Casa Della Psicologia generosamente messa a disposizione dall’ Ordine degli Psicologi della Lombardia. I relatori della mattinata sono stati Giuliana Lisa Milana e Eugenia Maria Marzano.

La mattinata è stata introdotta da M. Paola Ferrigno che, in veste di discussant, ha fatto un inquadramento teorico-clinico sulla tematica del lavoro con i genitori. Ha mostrato in maniera incisiva l’ evoluzione e le problematiche ancora aperte circa questa area di intervento ritenuta cruciale per gli psicoterapeuti infantili e quanti operano nell’ area della salute mentale in età evolutiva.

La prima relazione “ Il campo famiglia: uno sguardo duplice, un solo intervento” è il lavoro di un gruppo formato da G. Lisa Milana, G. Almanì, C. Del Pezzo, S. Truppo, M. Vittori.

Il lavoro di questo gruppo di ricerca è stato presentato da Giuliana Lisa Milana e parla di come sia possibile che un unico terapeuta offra sia uno spazio il bambino che per i genitori, un “doppio setting”. Le coordinate teoriche presentate da Giuliana Lisa Milana sono le teorie del Campo dei Baranger e di Kancyper. Per i Baranger, Il Campo comprende sia il paziente che il terapeuta, per Kancyper nel Campo sono presenti anche i genitori del paziente.  Nella relazione viene sottolineato come questo autore descriva come le difficoltà delle dinamiche familiari possano influire sul controtransfert dell’ analista e in alcune situazioni le resistenze dei genitori derivino da una involontaria complicità tra aspetti inconsci del paziente e quelli dell’analista.

Il lavoro di Lisa Milana e del gruppo ha poi messo in evidenza in modo chiaro e coerente, attraverso interessante e toccante materiale clinico di quattro casi, proprio questo intrecciarsi tra le fantasie delle famiglie, quelle del bambino e il controtransfert del terapeuta. L’ autrice ha chiarito che il lavoro con i genitori non ha lo statuto di una psicoterapia anche se deve essere considerato un intervento di tipo psicoanalitico.

La seconda relazione della mattinata “La morte di un genitore nei prima anni di vita: la difficile elaborazione nella vita mentale del figlio e del genitore superstite” è stata presentata dal Eugenia Maria Marzano.

L’ autrice porta stralci di tre casi che riguardano la morte di un genitore. Marzano, da prima, illustra il processo di psicoterapia con un papà che permette il rispristino dei suoi aspetti più organizzati e mostra come grazie a questo può riprendere la funzione di sostegno al bambino e aiutarlo ad elaborare il dolore menatale della perdita. L’ autrice porta poi materiale inerente la consultazione con bambini piccoli e le loro madri, mette in evidenza come per i bambini la perdita di un genitore sia un vero e proprio trauma che destabilizza il loro equilibrio precedente. L’ attento e sensibile lavoro nella stanza di consultazione permette di rimettere in movimento la capacità di pensiero sia nella madri che nei bambini che, per effetto del trauma, risulta congelata. L’ autrice termina il suo lavoro dicendo che nel lutto solo la lenta accettazione nella realtà della scomparsa della persona amata permette di riconoscerne la permanenza dentro di sé.

Al termine delle presentazioni si è aperto il dibattito con i partecipanti. La discussione è stata vivace, l’ interesse per le relazioni elevato. Gli interventi hanno riguardato il lavoro con piccoli pazienti cha hanno subito un lutto, l’ importanza di un gruppo di riferimento per continuare un lavoro di ricerca nell’ ambito del lavoro psicoanalitico. A questo riguardo Giuliana Lisa Milana ha espresso l’ opinione che il gruppo di riferimento debba essere considerato come un dispositivo programmato in forma stabile. Ha citato il pensiero di Meltzer che come risposta all’ interrogativo su quali possano essere le difese necessarie per portare avanti il lavoro di psicoanalista pensava fossero: l’ analisi personale che continua come autoanalisi, il metodo psicoanalitico e, soprattutto, il collegamento scientifico con i colleghi.

Il seminario si è concluso alle ora 14 come da programma.