Resoconto del Convegno Aippi Quale domani per i figli delle nuove procreazioni A cura di Francesca Campiti

Resoconto del Convegno Aippi, Roma Sabato 27 Gennaio 2018

Quale domani per i figli delle nuove procreazioni

A cura di Francesca Campiti

 

Quale domani per i figli delle nuove procreazioni”. Questo il titolo dell’evento organizzato dall’AIPPI, sede locale di Roma, il 27 gennaio 2018, presso l’Auditorium Via Rieti di Roma.

La giornata, introdotta dalla dr.ssa Luisa Carbone Tirelli, Presidente dell’Associazione, ha visto un intenso e vivo dibattito legato all’attualità della tematica trattata e al suo essere ancora un tutto in divenire.

La scelta del tema è stata dettata dal fatto che ormai sempre più frequentemente in ambito psicologico ci si trova ad affrontare situazioni legate alla Procreazione Medicalmente Assistita, per cui è diventato necessario interrogarsi su che significati possano avere questi “nuovi modi di venire al mondo”, ha detto la dott.ssa Andreassi (Membro Ordinario e Segretaria Scientifica delle Sede Locale di Roma AIPPI, PhD del Dipartimento di Psicologia Dinamica e Clinica dell’Università “Sapienza” di Roma). La PMA mette le persone di fronte ad un nuovo compito evolutivo con degli aspetti e delle caratteristiche proprie che impone anche agli specialisti di ripensare alle categorie con cui leggerli. Parafrasando Charcot, “la teoria va bene, ma non impedisce ai fatti di esistere”.

Nella prima parte della giornata ci sono stati gli interventi della Dott.ssa Elisabeth Roudinesco, Storica, Direttrice di ricerche presso il dipartimento di Storia all’Università di Paris VII, Vicepresidente della Societe Internationale d’Histoire de la Psychiatrie et de la Psychanalyse, e della dott.ssa Manuela Fraire, Membro Ordinario con funzioni di Training della Società Psicoanalitica Italiana. Le due hanno dato vita ad un interessante dialogo che poi si è trasformato in una discussione molto vitale con tutti i presenti.

Partendo dalla sua prospettiva di storica, oltre che di psicoanalista, la Roudinesco ha messo in evidenza come la separazione tra sessualità e procreazione, che accomuna tutte le nuove tipologie di procreazione, è qualcosa di non nuovo nello studio della storia della famiglia. La Roudinesco, focalizzandosi sulla novità introdotta dalla coppie omosessuali e dal loro desiderio di procreazione e genitorialità, ha messo in evidenza come gli omosessuali desiderino inserirsi in un ordine da cui la natura li esclude, superando l’ostacolo biologico. La novità, per cui, secondo la Roudinesco non risiede nella separazione tra sessualità e procreazione, che anche in passato è stato possibile osservare, ma nell’uso della tecnologia da parte di chi era stato escluso dall’ordine naturale. Polemizzando con gli psicoanalisti che agli inizi si ponevano in posizione di contrasto verso qualsiasi forma di procreazione assistita, la Roudinesco ha sottolineato come ciò che diventa importante è che esista una regolamentazione a livello legislativo sul tema, perchè non è possibile impedire al mondo civile di creare delle famiglie.

La dott.ssa Fraire è, invece, intervenuta con un punto di vista più specifico, la parte che noi come psicoanalisti abbiamo in questa vicenda delle PMA, soffermandosi su cosa accade all’interno degli studi. La Fraire si è focalizzata sulle donne che scelgono di procreare da sole, senza un uomo, interrogandosi su quali fantasie sottostanti possano esistere e che ruolo occupi l’analista. Concordando con la Roudinesco su come il rischio di patologia nei bambini nati da PMA sia lo stesso di quello di bambini nati in famiglie cosiddette “normali”, evidenzia come la differenza risieda in ciò che le madri raccontano ai bambini e, quindi, nella possibilità che essi hanno di potersi confrontare con gli altri bambini. La Fraire ha parlato di “diritto al segreto”, che non è il segreto dei genitori su come il bambino è stato procreato. Parlando di diritto al segreto ci si riferisce a tutte le fantasie che ognuno porta con sé sull’origine, su come siamo stati concepiti e con quale desiderio, fantasie che ancorano alla generazione che ci ha preceduto e al mondo che costruiamo. I figli nati in Fivet non hanno più questi “segreti”, poiché si sa quando e dove è avvenuto il concepimento, ma altri segreti ed altre fantasie si potranno creare. E noi come analisti dobbiamo essere interessati proprio alle fantasie che vengono messe in gioco. Nel caso delle donne che decidono di procreare senza un uomo, spesso la figura maschile è dismessa, c’è un indebolimento della figura paterna. La fantasia inconscia è quella autogenerativa.

Dopo il dialogo iniziale tra le due, ha avuto inizio una discussione molto appassionata con la sala che ha visto la riflessione su alcune questioni rilevanti.

Una delle prime ha riguardato il concetto di “limite” e di onnipotenza. L’essere umano non può decidere tutto del proprio destino, deve accettare che qualcosa gli sfugga. Ma come analisti possiamo “impedire”? Forse ciò che è possibile fare è inserire il dubbio.

Ciò che come psicoanalisti deve continuare a guidarci è la cultura dell’andare a cercare significati, cercare di creare un collegamento tra mondo interno e mondo esterno. Ciò che facciamo è sospendere il giudizio e aiutare le persone a pensare e decidere in libertà.

Ma sull’idea del tutto che diventa possibile è necessaria anche un’altra riflessione. Nel momento in cui compare il desiderio di un figlio, non è detto che necessariamente si debba concretizzare. Spesso sembra essere venuta meno la capacità di “rinunciare” e forse in alcuni casi il lavoro richiesto è proprio quello sulla possibilità di rinunciare, di poter elaborare un lutto, almeno in quelle situazioni in cui avvertiamo che un figlio è strumentale a colmare un vuoto.

Un’altra questione rilevante ha riguardato il concetto di Complesso Edipico. In passato molti psicoanalisti avevano espresso il timore che questo concetto così caro alla psicoanalisi potesse venir messo in discussione dalle nuove forme di procreazione.

Premettendo che se un concetto non dovesse più adattarsi alla realtà, sarebbe il concetto a dover essere soppresso e non la realtà, tutti hanno concordato su come il terzo non sia necessariamente rappresentato dal padre, ma possa essere sempre individuato un sostituto con la funzione di terzo. Il terzo oggi può essere rappresentato da qualsiasi altro aspetto con cui la madre si confronta nel mondo esterno. Ci si interroga: Il terzo è per forza una persona? O è possibile che la madre possa amare qualche altra cosa che le permetta di non essere concentrata solo sul figlio, per poter parlare di “terzo”?

Al concetto di Edipo è strettamente collegata un’ultima questione che ha visto i presenti confrontarsi in modo attivo. La Fraire, accogliendo l’idea della Roudinesco che non si possa parlare di “catastrofe della famiglia”, ha fatto presente come ciò a cui stiamo assistendo è probabilmente una progressiva scomparsa della famiglia a cui siamo stati abituati finora. Per cui piuttosto si potrebbe parlare di “catastrofe del modello” a cui la psicoanalisi si è sempre riferita.

L’attenzione si è, quindi, focalizzata su come probabilmente diventi necessario dover “fare un lutto” dei nostri concetti teorici, lutto che inevitabilmente risulta doloroso e crea disorientamento. Ma come psicoanalisti non possiamo permetterci di dire che non abbiamo gli strumenti per affrontare queste questioni, come psicoanalisti dobbiamo tener presente l’inconscio e accogliere queste famiglie. Se partiamo dall’idea che tutti i nostri concetti sono insaturi e fin quando riusciremo a trovare altri significati, sarà possibile andare avanti.

Ciò che può aiutarci a non chiuderci in modo difensivo contro ogni forma di PMA è forse la consapevolezza che nella psicoanalisi esistono delle invarianti a partire da Freud che guidano la nostra etica e una di queste è proprio che la sessualità non è orientata solo alla procreazione. Il vero problema risiede in cosa è la sessualità umana e cos’è il desiderio che la anima. Infatti se osserviamo attentamente, i pazienti ci portano cos’è la sessualità, se c’è il contatto sessuale e non se c’è stato l’accoppiamento per la procreazione.

La sessione pomeridiana ha visto la presentazione di due interessanti lavori sul tema.

Il primo lavoro dal titolo “Il destino delle fantasie che accompagnano la PMA” è stato quello del gruppo che da anni si occupa della tematica delle PMA all’interno dell’AIPPI, presentato dalle dott.sse Daniela Bruno, Laura Calzolaretti, Enrica Fondi e Silva Oliva.

Partendo dal presupposto che il ricorso alle tecniche procreative, ormai ampiamente diffuso, rendendo possibile l’impossibile, di fatto contribuisce a generare e sovradeterminare in modo significativo l’immaginario che ordinariamente anima il desiderio di un figlio, in questo lavoro sono stati esplorati i possibili scenari fantasmatici sottesi al ricorso alla PMA nel percorso di filiazione ed è stato analizzato l’intreccio/trama che si determina nel passaggio tra le generazioni. Le autrici si sono domandate come questi aspetti della relazione fantasmatica dei genitori si intersechino con il processo evolutivo del figlio nelle diverse storie di vita, analizzando i possibili effetti di questo percorso verso la genitorialità attraverso alcune esemplificazioni tratte dalla clinica e da campi contigui alla ricerca in ambito psicoanalitico.

Il secondo lavoro, dal titolo “Genitorialità spericolate: espansioni della scienza e bastioni della cultura”, è stato presentato dal dott. Priori, Membro Ordinario AIPPI e della Società Psicoanalitica Italiana. Ciò che è stato evidenziato è come in parallelo all’espansione bio-medica delle possibilità procreative, si diffonda una nuova articolazione della genitorialità slegata da una precisa identità di genere, sessuale e da una funzione generativa. Attraverso il materiale clinico di una giovane paziente omosessuale, sono state esplorate queste nuove dimensioni della coppia genitoriale, della famiglia e della procreazione che convocano il pensiero psicoanalitico a nuove riflessioni sui vissuti psichici che accompagnano queste esperienze.