Bianca. Commento di Piera Ricciardi

Bianca. Regia di Nanni Moretti (1984)

Commento di Piera Ricciardi

 

Il film Bianca, diretto e interpretato da Nanni Moretti, è ambientato negli anni ’80 e, in maniera drammatica e a volte sarcastica, racconta le vicende paradossali del protagonista. Ne viene fuori la descrizione dettagliata della personalità di Michele Apicella.

Michele Apicella è un giovane professore di matematica che si è appena trasferito in una nuova casa romana, dopo essere stato assunto in un Istituto superiore sperimentale, la “Marylin Monroe”, una scuola privata ed elitaria, surreale e paradossale. Il protagonista è un perfezionista, dalla personalità ossessiva e fobica ossessionato dall’ordine e dalla logica, che nella vita segue uno schema preciso, dal quale non è possibile uscire: tutto deve essere perfettamente incasellato. Michele è un persecutore paranoico di amici e conoscenti, che assilla con troppe domande e con i quali evita attentamente di costruire vere relazioni. Passione del protagonista sono le torte e i pasticcini, ai quali non può rinunciare, perché fonte di soddisfazione, la vera e unica della sua vita. Di fronte ad una qualsiasi difficoltà, Michele corre a rifugiarsi nei dolci, cercando consolazione nell’ormai famosa Sacher Torte coperta di panna o nel barattolo gigante di Nutella.

Al di fuori degli impegni scolastici, Michele è totalmente immerso nell’osservazione del comportamento degli altri, in particolare delle coppie. Egli annota in maniera scrupolosa i risultati delle sue indagini in un archivio che tiene a casa, registrando i tradimenti, le bugie, le separazioni delle coppie sulle quali indaga. Controlla le vite degli altri nel desiderio di riportare il mondo intero all’ordine perfetto.

Nel suo nuovo appartamento romano Michele si interessa ad una giovane coppia, che spia dal suo terrazzo, scrutandone le vicende sentimentali, spesso caratterizzate da litigi e discussioni. Giudica le persone, con un’occhiata voyeuristica alle loro scarpe, una sorta di fascinazione feticistica, e ne deduce i comportamenti, il carattere e ne prevede gli errori.

Michele sembra incapace di vivere le relazioni con gli altri, in particolare le relazioni sentimentali, ed allora è più semplice guardare la vita altrui, rimanendo distante per conservare la possibilità di difendersi da eventuali complicanze emotive.

Il film è caratterizzato dai colori cupi del noir e del dramma, ma anche da quelli più accesi della commedia, fino ad assumere i connotati di un giallo, quando nelle vicende narrative iniziano a manifestarsi misteriosi omicidi, che coinvolgono alcuni amici di Apicella, tra i quali in particolare la coppia spiata dal suo terrazzo di casa. Il commissario incaricato delle indagini, concentra i suoi sospetti proprio sul protagonista.

Ma il sistema perfetto, ben costruito e collaudato del giovane insegnante, viene ad un certo punto messo in discussione, quando nella sua vita entra a far parte un’affascinante collega di francese, Bianca, interpretata da Laura Morante, arrivata da poco ad insegnare nella sua stessa scuola.

Michele se ne innamora e faticosamente inizia una relazione con lei, ma neanche questo riesce a dargli sicurezza e tranquillità. E’ fin da subito ossessionato dalla gelosia e distaccato allo stesso tempo, spaventato dalle emozioni che prova. Dichiara: “è che io alla felicità non ci sono abituato” e allora terrorizzato decide di mettere fine alla relazione, spaventato del disordine che potrebbe sconvolgere la propria vita.

Il nucleo della storia però non è nel rapporto tra Michele e Bianca, quanto piuttosto nella impossibilità per il protagonista di trovare un equilibrio con sé stesso e nel rapporto con gli altri, esseri meschini e imperfetti ai suoi occhi.

Michele afferma in una scena: “La felicità è una cosa seria, no? Ecco, allora: se c’è, dev’essere assoluta”. Sulla base di questa teorizzazione anche i sentimenti, come l’amore per Bianca, senza la prospettiva dell’eternità, sono qualcosa di imperfetto.

Il film si conclude con la confessione di Michele al commissario, attraverso un farneticamente monologo, di essere lui l’autore degli omicidi. Confessa, insomma di aver fatto giustizia, nel tentativo di portare ordine alle vite degli altri, giudicate misere e sregolate. Prima di essere arrestato ordina profiterole al cioccolato per tutto il commissariato e mentre sale sulla camionetta della polizia pronuncia la sua ultima drammatica frase: “È triste morire senza figli”.

Bianca, pur assumendo i contorni comici della commedia, è un travolgente e drammatico film sulla solitudine, sul tentativo e sull’incapacità di stare con gli altri. Nanni Moretti descrive ed interpreta molto bene la personalità e la nevrosi autodistruttiva di un uomo solo, pieno di ossessioni e difese, terrorizzato dall’emotività, dai sentimenti, dall’entrare in contatto con il suo mondo interno e con gli altri. Il protagonista ha costruito un sistema di pensiero adattato alla sua personalità, secondo i criteri della logica e della matematica: “Le cose non bisogna provarle per vedere se sono buone o no, basta fare una previsione, così poi non si fanno errori. Mi piace la chiarezza, la logica della matematica… Le cose sono negative o positive, non mi piacciono le vie di mezzo”. In queste frasi sembra emergere la dicotomia istinto/ragione, e Apicella costruisce la sua ossessione abbracciando totalmente la razionalità, sopprimendo l’emozionalità, l’impulsività. Ma questa parte soffocata di sé riemerge in qualche modo con una carica distruttiva e aggressiva, che porta Michele a commettere degli omicidi.

L’incontro con Bianca rappresenta la possibilità di cambiamento, ma per Michele è troppo spaventoso, come lui stesso dice dopo il loro primo e ultimo rapporto sessuale: “…qualcosa di nuovo per me, un cambiamento che non so se mi va bene”. Quando si costruisce un legame con un’altra persona non si può più rimanere un osservatore distaccato degli altri. Vivere implica la voglia di conquistare qualcosa di bello, ma ciò comporta anche una grande responsabilità, perché il rischio di perdere ciò che si è conquistato, è sempre dietro l’angolo, e per il protagonista del film la paura di una tale perdita può essere travolgente. Egli dichiara di non essere abituato alla felicità, e allora è meglio continuare a difendersi dal dolore, distanziarsi e vivere in solitudine, una scelta per lui rassicurante, che lo mette al riparo dal vero “vivere”, dal mettersi in gioco in prima persona, provando e commettendo anche degli errori.