Diciamo ciao al pannolino, di Claudia Altieri (31.03.2013)

Diciamo ciao al pannolino.

di Claudia Altieri (31.03.2013)

1. L’educazione al vasino

L’educazione al vasino, o toilet training, è strettamente legata al controllo degli sfinteri che è una capacità complessa e tutt’altro che innata: la possibilità per il bambino di controllare e regolare i propri bisogni fisiologici passa infatti attraverso il superamento progressivo delle diverse tappe dello sviluppo neuro-psicomotorio e ne costituisce un punto essenziale. L’uso del vasino, in tal senso, costituisce per il bambino una grande novità ed è opportuno che i genitori seguano attentamente questa sua “fatica evolutiva” incoraggiandolo senza forzarlo, in modo che questo delicato e complesso passaggio educativo proceda con gradualità. L’educazione al vasino richiede quindi molta pazienza, attenzione e un certo grado di empatia. Le forzature, al contrario, possono dar luogo ad estenuanti battaglie e indurre nel bambino una relazione poco serena con i concetti di pulizia e/o sporco, influenzando negativamente lo sviluppo del Sé. Occorre ricordare, del resto, che l’educazione al controllo degli sfinteri, per quanto condizionata dalla maturazione neurologica del bambino, è molto legata alla qualità dell’investimento psico-affettivo delle funzioni sfinteriche operato dal bambino e soprattutto dai suoi genitori i quali risentono della loro storia personale e dell’ambiente socio-culturale da cui provengono. Essi perciò possono essere spinti a educare il loro figlio molto diversamente: a volte in modo rigido, a volte in modo permissivo. In senso temporale tutto ciò può tradursi in uno sfasamento – per anticipo o per ritardo- dell’acquisizione di tali competenze rispetto ai normali ritmi di maturazione fisiologica.

2. Quando iniziare l’educazione al vasino?

Non è facile identificare in modo preciso il momento in cui le suddette acquisizioni possono dirsi raggiunte, soprattutto perché il passaggio da una tappa evolutiva a quella successiva risente profondamente di fattori molto diversi tra loro: fisiologici, ambientali, socio-culturali, relazionali ecc. E’ però opinione diffusa tra diversi esperti: medici, pediatri, psicologi, educatori, e abitudine consolidata tra i genitori, avvicinare i bambini all’uso del vasino tra i 18 ed i 30 mesi di vita. A questa età, infatti, alcune competenze che i bambini hanno ormai sviluppato e altre alle quali si stanno avvicinando possono rivelarsi dei validi alleati; la deambulazione autonoma, ad esempio, generalmente raggiunta intorno all’anno e mezzo di età, rappresenta un presupposto fondamentale affinché possa essere dato inizio all’educazione al vasino. E’ necessario, infatti, che il piccolo sia in grado di camminare fino al vasino o, in una fase più iniziale di questo delicato percorso, fare l’esperienza di muoversi liberamente senza indossare il pannolino. Allo stesso modo, anche il linguaggio gioca un ruolo significativo poiché il bambino non solo deve essere in grado di riconoscere e trattenere il proprio bisogno fisiologico, ma altresì di esprimerlo e comunicarlo ai genitori.

3. Come realizzare questo processo educativo?

Per quanto l’educazione al vasino rappresenti un momento di particolare investimento emotivo, soprattutto da parte dei genitori, è importante che il bambino venga avvicinato ad essa in modo naturale e graduale. L’abbandono del pannolino rappresenta, infatti, una conquista molto significativa, che segna l’inizio di una nuova fase di autonomia,  ma, in questo senso, può rivelarsi anche molto faticosa. E’ importante, perciò, che il bambino acquisisca in modo progressivo una maggiore consapevolezza del proprio corpo (per il quale nutre già un’intensa curiosità..) e dei prodotti ad esso correlati, facendo ad esempio l’esperienza di restare un po’ senza pannolino. Spesso, da questo punto di vista, il periodo estivo si configura come il momento ideale. Successivamente, proprio come il nome stesso di questo percorso educativo suggerisce, l’uso del vasino rappresenta probabilmente la modalità preferenziale attraverso la quale aiutare i bambini ad acquisire il controllo degli sfinteri e renderli autonomi nell’evacuazione dei bisogni fisiologici. Non è infrequente che molti genitori scelgano di far utilizzare ai propri bambini direttamente il water, magari provvisto di adeguati riduttori, ma il vasino forse rappresenta qualcosa di più consono ai bambini: piccolo e adatto alle loro dimensioni, è frequentemente colorato e dalle forme divertenti, ma soprattutto per loro facile da raggiungere e trasportare; questo si traduce in una maggiore autonomia e libertà d’azione, fattori entrambi cruciali per una corretta educazione al controllo degli sfinteri. E’ altresì molto importante che il bambino abbia la possibilità di conoscere, familiarizzare e magari giocare con questo oggetto prima che gli venga insegnato ad utilizzarlo; il vasino, quindi, dovrebbe fare la sua comparsa in casa un po’ prima del periodo prescelto per dare inizio al processo educativo, magari in bagno accanto al water usato dai grandi.

4. Quali sono le caratteristiche di questo momento evolutivo del bambino?

In questo periodo della vita, che Freud denomina “fase anale” dello sviluppo libidico, l’interesse del bambino, in precedenza focalizzato sulla zona orale, si sposta a questa parte del corpo e si fa spazio in lui l’esperienza di due nuove modalità psichiche e sociali, opposte ed ambedue appaganti: trattenere e lasciare andare. L’oscillazione tra le due tendenze si riflette naturalmente anche sul processo di acquisizione del controllo sfinterico. Se infatti, da una parte il bambino si sente profondamente appagato dal riuscire a controllare i movimenti sfinterici in una nuova autonomia, proprio in nome di questa stessa autonomia si può ribellare alle norme ed all’autocontrollo che i genitori esigono da lui. Le sue produzioni: feci ed urina, divengono in questo senso funzionali alla gratificazione ed all’affermazione di potenti ed irrinunciabili componenti narcisistiche ed è per questo che esse possono arrivare a rappresentare tanto un “dono” che il bambino riserva ai propri genitori, quanto uno strumento di contrattazione o di vero e proprio ricatto nei confronti degli stessi. In tal senso si rivela fondamentale l’esercizio genitoriale di una rassicurante azione contenitiva, affinché il bambino riesca a sentire la fiducia nel rapporto – ereditata dalla fase orale – come ancora integra e non minacciata e compromessa dal suo maggiore desiderio di libertà e autonomia che a volte in questa faselo portano a dire troppi “no”.

5. I possibili “incidenti di percorso”

Come i precedenti punti hanno mostrato, l’acquisizione del controllo sfinterico e l’apprendimento dell’uso del vasino si configurano come passaggi evolutivi particolarmente delicati e non sempre facili da superare. Il bambino, infatti, necessita di un certo tempo per abituarsi all’idea di dover utilizzare il vasino, anzi spesso, specialmente all’inizio, può manifestare decisi rifiuti al suo utilizzo, oppure riuscire a sedersi su di esso ma non ad espellere i propri bisogni. In genere si tratta di difficoltà temporanee, che non vanno drammatizzate, così come non si devono drammatizzare le “ricadute” che possono verificarsi in concomitanza con cambiamenti significativi, lieti o tristi che siano. Non è raro che alla nascita di un fratellino, un bambino già abituato a rimanere asciutto torni a bagnare il letto. Ciò può accadere anche in occasione di viaggi, traslochi o emozioni di segno negativo, come malattie o incidenti. Queste manifestazioni, tuttavia, sono ben diverse da quei casi in cui il rifiuto del “vasino” diventa il rifiuto a evacuare. Le conseguenze in termini fisici e psicologici sia dell’enuresi che delle forme di costipazione intestinale non vanno mai sottovalutate e devono essere oggetto di attenta valutazione.