Arriva il momento della paghetta di Piera Ricciardi

Arriva il momento della paghetta

di Piera Ricciardi (29.05.2012)

1) Perche’ dare la paghetta ai bambini? La paghetta rappresenta uno strumento attraverso il quale i genitori possono contribuire allo sviluppo del senso di responsabilità e di autonomia nei propri figli. Concedere una somma di denaro, costante ed equa rispetto all’età, avvicina il bambino alla consapevolezza che esiste un legame simbolico tra i soldi e il bene che può essere comprato. Il bambino così inizia ad associare un giocattolo, un giornalino, del materiale scolastico, una merenda, un piccolo regalo ad un costo concreto. In questo modo gradualmente egli arriva a comprendere che il denaro va considerato come un mezzo e non come un fine. È importante per i bambini anche arrivare a saper gestire una somma di denaro: quando si ricevono dei soldi si può scegliere di usarli per acquistare qualcosa oppure si possono mettere da parte. Nel gestire la piccola somma di denaro, oltre ad essere motivato a compiere delle scelte autonomamente, il bambino sviluppa la capacità di tollerare un’attesa rispetto alla realizzazione di un desiderio. In questo senso la paghetta contribuisce a un importante passaggio della crescita, che generalmente coincide con i primi anni dell’età scolare. La paghetta rappresenta, infatti, un ponte tra il desiderio incondizionato di possedere un bene materiale e la capacità di contenere, tollerare e rimandare questa soddisfazione. Il bambino impara che non può ottenere “tutto e subito” ma che, per realizzare un progetto, servono dei mezzi che non sempre sono disponibili.

2) Quali sono i vantaggi della paghetta? Nella società odierna di fronte ai pressanti messaggi pubblicitari, i bambini sviluppano sempre più frequentemente desideri da soddisfare legati a beni di consumo di scarso valore, superflui, che spesso una volta ottenuti perdono ogni attrattiva e vengono subito dimenticati. Occorre quindi un continuo dialogo volto alla riflessione sulle motivazioni alla base di un acquisto e sul valore di beni e desideri. Al contrario, di frequente gli adulti sottovalutano l’aspetto del denaro nell’educazione dei propri figli, ritenendo che esso sia un argomento complicato per loro, rendendolo quasi una sorta di tabù. Attraverso la paghetta, invece, fin da piccoli i bambini possono iniziare a ricevere un’educazione all’uso consapevole e responsabile del denaro. Ricevendo la paghetta il bambino fa esperienza, prima di tutto, di un senso di appartenenza alla propria famiglia, sentendosi a pieno titolo un membro importante. Alla base di questo senso di appartenenza deve esserci innanzitutto la consapevolezza che i soldi derivano dal lavoro dei propri genitori, consapevolezza che aiuta a dare un giusto riconoscimento al lavoro, inteso come fonte di guadagno, ma anche come fonte di soddisfazione.

3) A quali condizioni la paghetta e’ utile? La paghetta dovrebbe essere data regolarmente e indipendentemente da eventi esterni: per esempio non dovrebbe essere soggetta a ritorsioni in caso di punizioni, perché in questo modo diventerebbe un’arma di ricatto, ma non dovrebbe neanche essere elargita come una ricompensa a un lavoretto fatto in casa o come premio per un successo scolastico. Tutto ciò significherebbe, infatti, dare troppa importanza al denaro, rendendolo un parametro di scelta nella vita futura. È fondamentale istituire una certa regolarità sia rispetto alla somma, sia rispetto alla cadenza temporale in cui questa viene concessa. Prefissare un giorno stabilito è importante affinché il bambino impari a gestire il denaro lungo un periodo temporale, imparando ad aspettare e a spendere tanti soldi quanti se ne hanno a disposizione. È anche utile stabilire con i figli l’uso che se ne può fare, ma nel contempo non bisogna criticare le spese da loro fatte, lasciando quindi la possibilità di gestire la paghetta e facendo le proprie esperienze. Inoltre la paghetta dovrebbe essere consegnata al bambino dal papà e dalla mamma insieme, a dimostrare la coesione dei genitori nelle decisioni che lo riguardano. Rispetto all’entità della somma, questa dipenderà sia dall’età del bambino, sia dalla situazione economica della famiglia. È importante considerare che soprattutto durante l’età scolare i bambini si confrontano quotidianamente con i coetanei, per cui è vantaggioso poter dialogare anche con gli altri genitori di questo argomento, in modo da non alimentare differenze troppe ampie all’interno del gruppo di amichetti.

4) Come dovrebbe essere gestita la paghetta dai bambini? Nel rapporto del bambino con il denaro, è utile avere uno “luogo” dove la paghetta può essere contenuta. Ad esempio, il classico salvadanaio o il portafoglio rappresentano proprio l’idea di un contenitore adatto a conservare qualcosa di valore. La paghetta rappresenta un dono speciale, perché prodotto dal lavoro dei propri genitori, per cui il bambino deve avere il senso di custodirlo con attenzione in un posto sicuro. Solo dopo aver sperimentato il possesso di una piccola somma di denaro, si può imparare a gestirla, per cui al bambino deve essere data la possibilità di decidere se usarla o risparmiarla.

5) A che eta’ i bambini iniziano a ricevere la paghetta? Da questo punto di vista non c’è un’età giusta, tale aspetto dipende dalle caratteristiche individuali del bambino, dal suo ambiente familiare e dal suo contesto socioculturale. In linea generale occorre considerare che prima dei sette anni è molto importante spiegare ai bambini da dove provengono i soldi, cioè dal lavoro di mamma e papà, e a cosa essi servono. Durante l’età scolare il bambino acquisisce delle competenze e delle capacità che gli permettono di comprendere che il denaro può essere utilizzato per comprare delle cose. La percezione corretta del denaro inizia verso gli 8 anni, ma prima di questa età è importante avvicinare i bambini al “tema denaro” dando un particolare rilievo agli esempi. Ricevere la prima paghetta potrebbe coincidere con un momento di passaggio (ad esempio un nuovo inserimento scolastico) che sancisce un cambiamento evolutivo importante. La paghetta, in questo caso, diviene il segno tangibile della fiducia dei genitori nella crescente autonomia del bambino e il riconoscimento dei nuovi impegni che sta affrontando.