Quando i genitori si separano, di Daria Ricciardi (08.10.2015)

Quando i genitori si separano

di Daria Ricciardi

 

1. Come mai è così difficile annunciare ai propri figli la decisione di separarsi?

 

L’unità della coppia genitoriale rappresenta per il bambino una cornice ed un contenimento per la sua crescita; offre una necessaria esperienza di stabilità e costituisce una bussola interna. Quando al contrario la coppia genitoriale diventa un luogo di infelicità e conflitto, cosa sperimenta il bambino? La cornice ed il contenimento che l’unità dei genitori offriva divengono incerti, e scatenano nel bambino il senso di non poter capire e non sentire prevedibile il clima affettivo nei rapporti familiari.

A fronte di queste considerazioni, la separazione coniugale confronta ciascun genitore con un doloroso paradosso: dover prendere una decisione che comporta una esperienza di perdita per il proprio bambino. In condizioni favorevoli, infatti, un genitore è naturalmente predisposto ad offrire al proprio bambino esperienze positive, a rassicurarlo sulla propria capacità di aiutarlo, proteggerlo, difenderlo da ciò che lo spaventa. Dovergli comunicare invece una decisione che implica inevitabilmente un senso di perdita, di instabilità e incertezza scatena nel genitore il timore di provocare una ferita al proprio bambino e minare il senso di fiducia incondizionata che nutre nei suoi confronti, venendo meno in tal modo al proprio compito. Duramente, il genitore si misura con la capacità di riconoscere e tollerare i propri limiti, la propria imperfezione, e al tempo stesso di riuscire a mantenere salda la fiducia negli aspetti positivi che si sono sedimentati nel tempo e che caratterizzano ormai il rapporto con i figli, aspetti che non vanno perduti.

2. La separazione tra i genitori costituisce un trauma per i figli?

Prendendo spunto dall’etimologia greca del termine, possiamo intendere il trauma come una ferita, un evento a cui le difese psichiche del bambino non riescono a far fronte, e che lo espone quindi ad emozioni violente che lo trovano impreparato e che possono riverberarsi nel tempo, e forse pesare sul suo sviluppo emotivo. La separazione della coppia di genitori può dunque essere considerata in questa prospettiva, come una condizione di forte stress nella vita di un bambino, che avrà dei tempi di elaborazione piuttosto lunghi legati sia alla individualità e caratteristiche del bambino stesso, che alla possibilità di ricevere un aiuto specifico da parte dei genitori. In questo senso non è possibile proteggere “tout-court” i figli dalla sofferenza che la conflittualità tra i genitori produce: una protezione che si può tentare di offrire è allora quella di lavorare attivamente al fine di trovare per sé e per i propri figli una dimensione in cui la vita emotiva e relazionale possa migliorare rinnovando la stabilità e prevedibilità di rapporti.

3. Come annunciare ai propri figli la decisione dei genitori di separarsi?

Mettere al corrente i propri figli di quale sia effettivamente la portata delle difficoltà che si affrontano e di quali decisioni si siano prese a riguardo costituisce un momento doloroso ma ineludibile. D’altro canto spesso i figli, anche piccoli, sono più consapevoli di quanto possa apparire delle conflittualità e dei disaccordi tra i propri genitori, nonché di ciò che stanno maturando in termini di decisioni e cambiamenti. Annunciare la decisione di separarsi dovrebbe costituire l’esito di un lavoro di elaborazione che entrambi i genitori hanno già maturato sia individualmente che come coppia: ecco perché non è opportuno precorrere i tempi, qualora vi siano ancora incertezze. E’ infatti necessario che l’impossibilità a vivere insieme da parte dei genitori rappresenti una verità di fronte alla quale non si può indietreggiare. Un figlio può iniziare un doloroso processo di elaborazione della separazione quando essa è una realtà condivisa: ecco perché è auspicabile che questa decisione sia riportata ai figli dalla madre e dal padre insieme. Parlare insieme di ciò che accadrà nel prossimo futuro costituisce un momento molto importante, che può offrire un contenimento alle angosce e alle domande legate al cambiamento: con quale genitore i figli vivranno, quando l’altro genitore lascerà la casa di famiglia, dove andrà a vivere, dove i figli stessi vivranno qualora sia previsto un cambio di abitazione per tutti; quando e come il genitore che andrà via potrà garantire la continuità del rapporto in termini di tempi e luoghi, etc. Tenendo naturalmente conto delle diverse età dei figli e quindi del tipo di dialogo che si può instaurare con loro, si può comunicare che quando i contrasti all’interno della famiglia sono insanabili e quando il malessere nella coppia prende il sopravvento, restare insieme rischia di divenire motivo di sofferenze ed infelicità ancora maggiori per tutti.

4. Quali sono i timori che più frequentemente i figli sperimentano in rapporto alla separazione tra i genitori?

L’esperienza della separazione può far sorgere nei figli il timore che qualunque rapporto affettivo abbia un carattere di instabilità e inaffidabilità, compresa la relazione con i propri genitori:“se i miei genitori possono smettere di amarsi, essi possono smettere di amare anche me?” Può essere utile considerare questo aspetto, al fine di aiutarli a riconoscere più chiaramente che la relazione genitore-figlio segue dei percorsi unici e diversi da quella tra adulti. Ancora, può accadere che i figli mostrino un timore esasperato di vivere un abbandono nelle relazioni che instaurano ed una incertezza rispetto al proprio valore e alla possibilità di essere amati. Quando uno dei due genitori va via definitivamente dalla casa di famiglia, infatti, frequentemente accade che il bambino stesso si senta abbandonato, e dunque impaurito, confuso, arrabbiato. Non avendo ancora sviluppato gli strumenti cognitivi e affettivi per distinguere e separare se stesso rispetto ai propri genitori, il bambino tenderà ad attribuirsi la causa dei contrasti tra loro, sentendosi colpevole, e perciò stesso non abbastanza meritevole di amore e protezione.

5. Quali sono le principali manifestazioni di disagio dei figli a seguito di una separazione?

Non vi sono segni di disagio universali: ogni bambino reagisce secondo le proprie caratteristiche individuali e in funzione dei vissuti che intercetta nei propri genitori. Potranno presentarsi comportamenti cosiddetti esternalizzanti – iperattività, difficoltà nel rispetto delle regole, aggressività – oppure internalizzanti – scarsa attenzione e concentrazione in ambito scolastico, apatia, un minore interesse verso il gruppo dei pari.

Un’altra forma di disagio che può presentarsi è quella somatica: le emozioni che il bambino non è in grado di riconoscere e sperimentare dentro di sé ad un livello consapevole possono prendere la via del corpo. Nei bambini più piccoli spesso è interessata l’area del sonno (con insonnia, risvegli notturni frequenti) o quella dell’alimentazione; più avanti con l’età si possono presentare dolori addominali, coliche, mal di testa ricorrenti. Questo tipo di sintomatologia tende a presentarsi specialmente nei bambini che hanno un contatto più difficile con la propria emotività.

La separazione comporta per un bambino una esperienza di perdita e, in senso lato, di lutto. I tempi di elaborazione da parte dei figli sono naturalmente diversi ma comunque lunghi e complessi, ed abbracciano molteplici modalità di difesa e padroneggiamento dell’angoscia: ad esempio, quando un bambino si comporta come se non fosse accaduto nulla, è perché utilizza come modalità di difesa proprio la negazione della portata emotiva dell’evento; ancora, possono presentarsi la regressione a modalità di comportamento infantili, la scissione esasperata tra genitore buono e genitore cattivo, comportamenti trasgressivi o tesi a trasferire all’esterno le conflittualità interne e quelle con i genitori.  Una indicazione generale da tenere presente è che se i segni di disagio si protraggono nel tempo, per più di sei mesi, è consigliabile rivolgersi ad un professionista che lavora nell’ambito dell’età evolutiva.

 

6. Vi sono degli errori che un genitore rischia di commettere e dai quali si possono proteggere i propri figli?

In un cammino tanto doloroso quanto quello della separazione coniugale, è difficile evitare gli errori. Alcuni possono avere a che fare con la relazione reale vissuta con l’altro genitore; altri, invece, sono ricollegabili alla propria storia di figlio o di figlia. Fatte queste premesse, avere in mente le dinamiche che più frequentemente si presentano può costituire un punto di riferimento rispetto alla propria specifica esperienza.

I sentimenti negativi verso il proprio ex-coniuge, infatti, possono tramutarsi in atteggiamenti di critica e svalutazione che i figli intercettano con facilità. Ciò rischia di mettere in discussione l’autorevolezza dei genitori, ma soprattutto di rendere conflittuali i fisiologici processi di identificazione con loro.

Ciascun genitore dovrebbe sviluppare un senso di rispetto e di non intrusione nella relazione dei figli con l’ex-coniuge. Questo implica la capacità di riconoscere che le proprie emozioni e i propri vissuti nei confronti dell’ex-coniuge – sofferenza, rabbia, delusione – non coincidono con quelle dei propri figli, che vanno valorizzate e distinte dalle proprie.

Ancora, spesso accade che il genitore dopo la separazione senta che la stretta vicinanza con i propri figli può colmare la mancanza di una relazione coniugale: ad esempio, si verifica spesso che questi inizino a dormire nel letto con la mamma o il papà, occupando il posto lasciato vuoto del genitore assente. Si può verificare anche una inversione di ruolo in cui il figlio assume su di sé un faticoso ruolo pseudo-genitoriale, ovvero di eccessiva preoccupazione per gli stati d’animo dell’adulto, anche mettendo in atto comportamenti che possano promuovere in lui un maggiore benessere. Queste situazioni comportano per il figlio una perdita momentanea della possibilità di affidarsi e di lasciarsi guidare dal genitore, e lo spingono a sviluppare prematuramente delle funzioni adultomorfe, a discapito della propria componente emotiva più autentica e bisognosa.

In considerazione di questo complesso e delicato insieme di fattori di rischio e di stress, è sempre consigliabile alle coppie che si separano usufruire di uno spazio professionale di supporto alla genitorialità, soprattutto di fronte alla sensazione così frequente di non riuscire a far fronte alla portata emotiva che questo avvenimento comporta per se stessi e per i propri figli.