Ansie in gravidanza, di Daria Ricciardi (09.03.2014)

Ansie in gravidanza
di Daria Ricciardi

1. Come mai la gravidanza, che è un evento fisiologico, è attraversata da tante ansie?

La gravidanza è di per sé un evento naturale nel ciclo di vita di una donna, di solito fantasticato molto tempo prima della sua realizzazione. Si tratta di una esperienza che tocca ogni donna nel profondo, e la conduce verso una parziale riorganizzazione dell’immagine che di sé stessa si è costruita negli anni e nel passaggio all’età adulta. Nel momento in cui i progetti costruiti con il partner diventano realtà concreta possono nascere molti interrogativi, preoccupazioni ed emozioni intense ed inattese. La gravidanza, infatti,  rappresenta per la donna un evento denso di avvenimenti, non solo sul piano della realtà esterna, ma anche all’interno della personalità. Ogni donna vive sé stessa come un insieme più o meno armonico di aspetti e qualità diverse che entrano in gioco nei rapporti con le persone e con la realtà circostante: sé stessa come compagna, figlia, amica, come donna con un proprio progetto professionale e così via. La gravidanza aggiunge a ciò l’immagine di sé stessa come madre: madre del proprio bambino, madre anche agli occhi del proprio partner, agli occhi del propri genitori.

2.La gravidanza rappresenta per la donna una fase di passaggio?

Se finora la donna si identificava prevalentemente con il ruolo di figlia, con le inevitabili luci e ombre della propria esperienza e dei propri ricordi, con la gravidanza essa si confronta attivamente con un modello di maternità con il quale identificarsi. Inizia un “lavoro” ad un livello profondo e spesso inconsapevole. Ogni donna cerca di individuare e poi di trovare dentro di sé le caratteristiche di una buona madre, e al tempo stesso si chiede quali siano gli errori da evitare nell’allevare suo figlio. Questo delicato lavoro mentale spinge a entrare più in contatto con gli aspetti amati e valorizzati di sé, ma anche con quelli più temuti e criticati. In questo lungo percorso la donna può sentire il bisogno di rifugiarsi in una dimensione più infantile, in cui i propri bisogni di accudimento e di rassicurazione possano trovare un’accoglienza benevola, in una sorta di oscillazione tra il bisogno di sentirsi ancora per un po’ “accudita” e l’istinto e il desiderio di essere in prima persona colei che accudisce già il proprio bambino che cresce dentro di sé. Sono frequenti i timori legati al cambiamento del proprio corpo, che è soggetto a trasformazioni totalmente al di fuori del proprio controllo. La presenza del bambino all’interno del proprio corpo può assumere sia una funzione di amplificatore del proprio senso di femminilità, che al contrario di freno e allontanamento dalla dimensione sensuale-sessuale. La sessualità nella coppia può entrare in un conflitto transitorio con la dimensione di maternità, conflitto che tende a risolversi spontaneamente nel tempo, con il consolidamento della propria esperienza di maternità e di genitorialità all’interno della coppia stessa.

3. Come può il partner accompagnare la donna in questo percorso? Come è possibile coinvolgerlo attivamente?

Per un uomo può essere molto difficile comprendere cosa significhi per la propria compagna aspettare un figlio. Spesso accade che si senta escluso dalla coppia formata da lei e dal bambino.

La donna è infatti completamente assorbita dal bambino nei primi mesi di vita, e si aspetta dal compagno funzioni di supporto, prevalentemente sul piano concreto e pratico. E’ frequente poi che la donna avverta un forte bisogno di confrontarsi, più che con il proprio partner, con altre figure femminili e di fare affidamento su di esse per ricevere consigli e incoraggiamenti.

Ogni uomo si confronta dunque con la propria capacità a tollerare i vissuti di esclusione, capacità strettamente collegata alle proprie esperienze infantili non abbastanza elaborate e risolte: per esempio sentirsi esclusi dalla coppia genitoriale oppure sentirsi esclusi per la nascita di un fratello.

D’altro canto, dal momento che la donna affronta la gravidanza facendo convergere le proprie energie su di sé e il proprio bambino, lasciando il mondo esterno un po’ fuori, anche per lei può risultare difficile avvicinarsi all’esperienza che il proprio compagno sta vivendo. L’uomo, infatti, attraversa a propria volta una trasformazione dell’immagine di sé attraverso l’accesso alla paternità. Si tratta oltretutto di una fase spesso avvertita come perdita e abbandono di esperienze e dimensioni più giovanili ed individuali. E’ molto importante quindi che anche il partner possa sentire di avere uno spazio nella mente della propria compagna, spazio in cui poter parlare delle proprie emozioni e dei propri vissuti, sia positivi che negativi.

4. L’equilibrio di coppia cambia con la nascita e l’allevamento del bambino?

La nascita di un figlio comporta fisiologicamente un cambiamento significativo nell’equilibrio della coppia, che da coppia coniugale inizia a sperimentare se stessa come coppia genitoriale. Non soltanto cambia l’immagine che i partner individualmente avevano di sé prima del concepimento e della nascita del bambino, ma anche l’immagine dell’altro: da compagna, a compagna e madre insieme, e viceversa.  Accade inoltre che, accanto al bambino e alle sue necessità primarie e assolute, anche i genitori avvertano fortemente le incertezze del cambiamento che stanno vivendo, e che in questo modo le aspettative nei confronti del partner possano mutare, in modi più o meno consapevoli.

Se in passato gli aspetti più infantili di sé potevano trovare uno spazio all’interno della coppia, con la presenza del bambino “reale” che assorbe energie fisiche e mentali, diventa necessario per l’uomo e per la donna soddisfare diversamente questi bisogni.

Accogliere il bambino nella coppia e dentro la coppia è un processo lungo e complesso, e sarebbe poco realistico aspettarsi in tempi rapidi di raggiungere un nuovo e soddisfacente equilibrio. In considerazione di questi elementi, è molto importante che la coppia possa fare riferimento su un sistema familiare e sociale “allargato”, al quale potere in parte delegare delle funzioni necessarie affinché la madre e il padre si sentano alleggeriti nei loro numerosi compiti, riconosciuti e apprezzati. D’altro canto, qualora sia presente un forte senso di disagio che permane nel tempo, esso deve essere riconosciuto all’interno della coppia e affrontato con l’aiuto di un professionista.

5. Le procedure mediche accompagnano tutta la gravidanza per monitorarne l’andamento. Che risonanza possono avere sull’immagine del figlio in arrivo?

Durante la gravidanza è del tutto normale avvertire delle preoccupazioni sulla salute del proprio bambino: a volte questo accade ad un livello consapevole, altre volte ad un livello più nascosto. Talvolta i sogni notturni concretizzano queste paure in immagini anche angoscianti, permettendo alla donna di prendere contatto con delle emozioni talvolta sentite come perturbanti ed estranee alla propria esperienza cosciente. Come prima della gravidanza ogni donna si chiede se sarà in grado di generare, così durante la gravidanza si chiede se sarà in grado di dare alla luce un figlio sano e forte.

Tra i vari esami, le ecografie rappresentano un momento di “verifica” per la donna: il bambino è cresciuto dall’ultima volta? Ha acquistato peso? Si muove adeguatamente nel liquido amniotico? Queste misurazioni di solito rassicurano la madre, anche perché le consentono di vedere con i propri occhi il bambino. E’ un momento in cui, con gradualità, inizia un lungo processo di confronto tra il bambino così come lo si immagina e il bambino così com’è, processo che accompagnerà la madre per alcuni mesi dopo il parto.

Gli esami inoltre rappresentano per la donna alcune delle prime azioni concrete, materiali di cura e accudimento, accanto agli accorgimenti sul proprio stile di vita e la preparazione degli spazi e delle attrezzature necessarie al bambino.

6. Possono essere utili i corsi di preparazione al parto, di solito in gruppi di genitori?

I corsi di preparazione al parto sono ormai molto diffusi, e medici e specialisti danno di solito una chiara indicazione in questa direzione. Essi affrontano i principali temi legati al parto e al puerperio offrendo informazioni e consigli. Di solito sono tenuti da ostetriche, in collaborazione con psicologi e medici. Vi sono numerosi lati positivi nel partecipare a questi corsi: ottenere informazioni utili sulla fisiologia del parto, sulla natura e caratteristiche delle contrazioni, sul post-partum, sull’allattamento al seno, eccetera. Altrettanto positive le ricadute sul piano emotivo e relazionale nella coppia: accade infatti che, durante il confronto e la discussione su questi temi, nel gruppo circolino idee ed emozioni, al cui interno è spesso possibile riconoscere la propria esperienza e condividerla con degli esperti e con altri genitori. Questo permette di sentire come più familiari, e quindi meno pericolose, le paure e le ansie relative in particolare al parto e ai primi giorni di vita del bambino. Partecipare in coppia ai corsi diventa quindi una risorsa e un’occasione preziosa per costruire insieme una maggiore consapevolezza e capacità di immaginare l’esperienza prossima di maternità e paternità l’uno per l’altra. Questa possibilità di condivisione all’interno di un gruppo di genitori costituisce una delle prime esperienze di passaggio, al tempo stesso simbolico e concreto, dalla coppia coniugale alla coppia di genitori, alla famiglia.