S.O.S. Nonni di B. Micanzi Ravagli

S.O.S. Nonni

di Bianca Micanzi Ravagli

La nonna è una super-baby sitter?

Probabilmente molti protesterebbero che non si può paragonare una baby sitter alla nonna. Come a dire che quest’ultima è incommensurabilmente più affidabile, più sensibile, più pronta a cogliere le esigenze dei nipotini e a rispondervi adeguatamente. In una parola, infinitamente più brava. Per cui solo a lei si può chiedere di prendersi cura dei propri figli. E tutti sanno come sia importante per un bambino poter contare su un rapporto privilegiato e continuativo con una figura di riferimento che lo conosca profondamente e possa rispondere prontamente alle sue esigenze fisiche e affettive. I nonni quindi, non solo accompagnano i nipoti più grandicelli a scuola o alle attività pomeridiane, ma sono spesso incaricati di prendersi cura dei più piccoli mentre i genitori sono al lavoro. Questo non avviene soltanto quando non si riesce ad iscrivere i propri figli al Nido, ma anche quando non ci si decide a farlo ritenendo che fino a tre anni i bambini stiano meglio a casa propria, affidati alle cure di un familiare. I nonni quindi si possono considerare dei baby sitter “speciali”, sia per il mandato che ricevono dai genitori, sia per il rapporto privilegiato che hanno con il bambino.

Per i bambini cosa significa essere affidati ai nonni?

La presenza dei nonni è, anche per i bambini, un tempo “speciale”, un’occasione insostituibile data dal poter fruire dell’attenzione esclusiva di una persona cara. Mentre la mamma, anche se desidera stare con loro, deve comunque pensare alla casa e far fronte alle mille necessità quotidiane, la nonna e il nonno sono a loro completa disposizione. Si può quindi guardare insieme il cartone preferito, leggere un giornalino o un libro, andare al parco, parlare di ciò che è successo a scuola senza il timore di essere interrotti dalla lavatrice o dal telefono. A torto i bambini vengono considerati assetati di oggetti, la cosa che desiderano di più è il tempo e l’ascolto di un adulto che sappia ritornare bambino con loro e gioire di questo. “Ma – si può obiettare – a questo non bastano i genitori?” Certo, l’affetto dei genitori è il primo ingrediente per la felicità e lo sviluppo dei bambini, ma spesso i genitori, anche i più affettuosi, hanno fretta e paura di sbagliare. I nonni hanno più tempo e sono meno gravati dall’ansia di educare, sono quindi più liberi di giocare con i bambini, di scoprirne le tendenze e il carattere. Il loro affetto illuminato è quindi una risorsa preziosa per tutti.

I nonni allora sono sostituti privilegiati dei genitori?

Certamente sì. Questo però non significa aderire alla concezione diffusa e ottimistica che essere nonni sia molto più facile che essere genitori e che occuparsi dei nipotini senza la preoccupazione di educarli autorizzi i nonni a ignorare o a criticare le indicazioni educative dei genitori. Come si vede, si aprono molti quesiti e una volta di più ci si rende conto di quanto sia complessa e delicata la funzione dei nonni, specie se ad essi si chiede di sostituire i genitori in modo continuativo, con giorni fissi e orari prestabiliti. Può essere davvero un impegno oneroso, soprattutto se si tratta di accudire bambini molto piccoli, poiché sui modi e sulla qualità di questa sostituzione, che è interamente demandata al rapporto personale, ci possono essere riserve mentali e ansie sia dall’una, sia dall’altra parte.

Quali sono le ansie dei genitori?

Tra quelle più frequenti: i nonni vizieranno i bambini o, al contrario, saranno con loro troppo severi?

Nel primo caso il timore è che i bambini possano “prendere la mano”. Se il nonno o la nonna li tengono troppo in braccio, prevengono ogni loro desiderio o cedono a qualunque protesta, la mamma si domanda come farà al suo ritorno a far fronte alle esigenze di bambini troppo richiedenti. Ma, all’opposto, anche la fermezza dei nonni può far sorgere nei genitori il timore di una durezza e severità eccessiva. Ci si chiede allora: “I nonni lasceranno piangere il bambino? Lo sgrideranno? Lo forzeranno a mangiare perché ci si deve abituare a mangiare di tutto?” In questo caso si ha paura che i bambini soffrano o che addirittura restino traumatizzati. Infine, per i genitori, c’è spesso il timore di chiedere troppo ai nonni e, al contempo, di perdere occasioni preziose e irripetibili di godere della vicinanza del proprio bambino, di assistere al suo risveglio, ai suoi progressi quotidiani, di nutrirlo, di giocare con lui, di consolare i suoi piccoli dispiaceri. Da questo genere di sentimenti e pensieri nasce a volte nei genitori una forte spinta a compensare il bambino e sè stessi del tempo perduto. Magari ristabilendo in modi non sempre opportuni le loro prerogative: “Sono io che lo punisco!” o, in alternativa “Sono io che lo coccolo!” I nonni si sentono, in questi casi, molto a disagio.

E quelle dei nonni?

Le ansie dei nonni non sono collegate soltanto ai casi di emergenza, anche se questi non sono rari. Del resto a chi, se non ai nonni, dovrebbero rivolgersi i genitori nelle situazioni difficili? Quando un genitore è single, quando si ammala, quando perde il lavoro o lo cambia ed è costretto ad allontanarsi per più tempo da casa, quando nasce un fratellino, quando la coppia è in crisi o si sta separando, è un sollievo poter contare sull’aiuto dei nonni. Certo è che situazioni simili rendono le ansie dei nonni più acute e il loro compito più difficile: infatti in casi come questi si avverte un senso di ingiustizia per le maggiori difficoltà a cui va incontro il bambino e ci si sente spinti a fare l’impossibile per ripagarlo; ma il voler fare l’impossibile ha il grave difetto di far sembrare inadeguato ciò che si fa. Anche nelle situazioni più favorevoli, tuttavia, è molto frequente che ci si chieda: “Ce la farò?”. In questa frase si condensano due ordini di preoccupazioni. Prima di tutto l’impegno fisico gravoso: occuparsi dei bambini è sempre molto impegnativo, specialmente se non si è più tanto giovani. L’ansia più grande però è sicuramente legata alle aspettative che si percepiscono nei genitori del bambino, tanto più che molto spesso tali aspettative non sono chiare ai genitori stessi e sono comunque legate ad un rapporto personale nel quale, come si è detto in precedenza, possono esserci molte riserve mentali che riguardano l’immagine che ci si è creati del proprio figlio, del suo carattere, dei suoi bisogni e del modo migliore di farlo crescere. Se poi si pensa che questi aspetti, già così complessi e delicati, vanno inseriti in un contesto di rapporti personali tra nonni e i propri figli (che sono poi i genitori del bambino), con le inevitabili dinamiche di rivalità, con le sconfitte educative del passato e il desiderio di superarle, si è tentati di arrendersi di fronte alle difficoltà del compito. Che però è uno dei più entusiasmanti e gratificante che ci sia al mondo.