Ansia di separazione di Lorenzo Iannotta

Che cos’è l’ansia di separazione e come si manifesta?

Cosa immagina un bambino che non vuole allontanarsi dal genitore?

Quali sono i campanelli d’allarme che devono preoccupare?

Quando può avere inizio l’ansia di separazione?

Esistono delle differenze tra le varie età?

Che cos’è l’ansia di separazione e come si manifesta? L’ansia è uno stato di apprensione, di paura, che induce un alto livello di vigilanza nell’attesa di ciò che sta per verificarsi o che potrebbe farlo, proprio come succede quando c’è la percezione di un pericolo imminente. Nel momento più critico si manifesta anche con reazioni fisiologiche, come la sudorazione, il tremore, ecc. Si parla di ansia di separazione quando l’allontanamento da persone o ambienti familiari scatena reazioni intense e inappropriate di ansia. Ci può essere il rifiuto a rimanere da soli in certi ambienti o grandi difficoltà per andare a dormire o per rimanere a scuola. Spesso il momento della separazione è accompagnato da sintomi somatici (mal di testa, vomito, disturbi gastrointestinali, ecc.) e da manifestazione di protesta, disperazione e pianto inconsolabile. Possono anche essere riferiti incubi che riguardano la separazione. Si tratta quindi di un vero disturbo che ha conseguenze serie perché influisce sui normali rapporti relazionali e rende difficile la normale vita quotidiana.

Cosa immagina un bambino che non vuole allontanarsi dal genitore? Sintetizzando si può dire che ciò che appare in primo piano è che il bambino non si sente più sicuro nei rapporti con gli adulti importanti della sua vita, soprattutto non riesce a mantenere quella fiducia di base che permette a tutti noi di poter contare mentalmente sul sostegno di alcune persone anche durante la loro assenza. Questo si traduce nella preoccupazione di perdere le persone a cui si vuole bene, soprattutto i genitori, o la paura che possa loro accadere qualche disgrazia; o ancora i bambini possono immaginare di potersi smarrire o di poter essere rapiti. La presenza di queste fantasie però non giustifica automaticamente una diagnosi di disturbo d’ansia di separazione, diagnosi che i professionisti fanno attenendosi ad una complessa serie di fattori.

Quali sono i campanelli d’allarme che devono preoccupare? Bisogna distinguere quello che è un normale livello di preoccupazione in risposta soprattutto ai primi allontanamenti dalle figure familiari dal sospetto di un vero e proprio disturbo d’ansia di separazione, che deve essere diagnosticato da un professionista che può dare indicazioni su come affrontare la situazione. Innanzitutto bisogna valutare se la normale relazione con i genitori risulta compromessa, se anche all’interno della famiglia si comincia a vivere una seria preoccupazione per quando ci si deve allontanare. Quando ci si accorge che si tratta di reazioni molto forti che non vengono superate nel giro di quattro-cinque settimane allora bisogna cominciare ad interrogarsi sulle cause di questo disagio del bambino, magari parlandone con persone esterne alla famiglia, come gli insegnanti o anche lo psicologo o il neuropsichiatra infantile.

Quando può avere inizio l’ansia di separazione? Il disturbo d’ansia di separazione si può manifestare dopo un evento molto stressante, come ad esempio la morte di una persona importante per la famiglia, una malattia, un periodo critico per la coppia di genitori o per la combinazione di due o più di questi eventi. Sembra essere un problema che riguarda bambini e ragazzi appartenenti a nuclei familiari particolarmente chiusi, in cui i membri fanno fatica a riconoscere la propria e l’altrui autonomia, dove domina il pensiero che il mondo esterno è pericoloso. L’inizio, comunque, avviene prima dei diciotto anni anche se spesso si manifesta in età più precoce, a volte prima dei sei anni. Dopo i diciotto anni l’ansia di separazione è molto rara e se si presenta può essere espressione di un disturbo di panico o di una fobia.

Esistono delle differenze tra le varie età? Reazioni e intense espressioni d’ansia di fronte alla separazione rientrano nei parametri dello sviluppo normale nei bambini tra i sei mesi e i tre anni, e le stesse manifestazioni possono ripresentarsi transitoriamente fino alla prima adolescenza. Assumono un significato differente qualora diventino persistenti e compromettano la vita sociale, scolastica e di relazione. L’ansia nel bambino piccolo è sicuramente più primitiva, concreta e riguarda la possibilità non solo di perdere il sostegno e l’affetto delle persone di riferimento ma anche di poter perdere le persone stesse. Per esempio è frequente che un bambino lasciato a scuola immagini che la mamma non venga più a riprenderlo o possa scomparire. In adolescenza l’ansia di separazione generalmente si manifesta con il rifiuto della scuola e con lamentele somatiche, e può inglobare preoccupazioni per le relazioni sociali con i coetanei e con gli adulti o per le prestazioni (soprattutto scolastiche) che sono richieste a questa età. Inoltre è ovvio che le modalità per esprimere il disagio variano in base all’età: laddove un adulto può utilizzare una varietà di strumenti, innanzitutto il linguaggio, per esprimere quello che sente e pensa, i bambini piccoli comunicano soprattutto attraverso il loro malessere e il loro comportamento. Più il bambino è piccolo più può essere difficile interpretare i segnali che manda, che talvolta sono somatici (ad esempio perdita dell’appetito o disturbi del sonno).